Parigi vuol rottamare l'Eliseo e sogna un modello inglese

Un libro dichiara la V Repubblica in fin di vita. Il «colpevole» sarebbe proprio il centro di potere che non lascia ai capi di Stato lo spazio per decidere

A pochi giorni dal terzo anniversario dell'insediamento, François Hollande vanta la fiducia del solo 16% dei francesi. Secondo Opinion Way una caduta drammatica di consensi in vista delle elezioni 2017. Ma se in fondo non fosse tutta colpa del presidente della Repubblica? Se i 615 mila disoccupati in più rispetto al 2012 fossero causati da forza maggiore? Irrompe nel dibattito parigino un libro che per la prima volta non prende di mira questo o quel presidente, ma l'Eliseo. Centro di potere unilaterale. Un capo di Stato eletto a suffragio universale che finisce per non decidere nulla a causa di un sistema istituzionale «fallace».

L'82% dei francesi dubita della capacità del socialista di risolvere i problemi del Paese, a partire dalla disoccupazione che ha superato i 3 milioni e mezzo. Parla invece di problema istituzionale – e non personale – Ghislaine Ottenheimer, giornalista esperta alla guida del settimanale economico Challenges , spiegando nel suo «Poison présidentiel» (Albin Michel, 248 pagine, 19 euro) che la Francia dovrebbe abbandonare il semi-presidenzialismo e andare verso un sistema parlamentare modello Westminster. «Altrimenti è sempre la stessa storia: elezione, insediamento e constatazione di incapacità di mettere in atto le riforme».

Visto che non si tratta di una pazzoide, eretica, né iscritta al Front National - con i suoi dieci libri pubblicati e una carriera giornalistica che dal settimanale Express l'ha portata a capo della redazione politica di Challenges , e poi al timone dello stesso - politici, colleghi e maître à penser hanno letto il suo volume. Recensioni entusiaste e sopracciglia alzate. Insomma, dibattito. I primi estratti lo indicano come il libro che nessun altro ha mai avuto il coraggio di scrivere e pubblicare, nella terra di de Gaulle. L'editorialista di France Inter , Thomas Legrand, aveva già gridato in diretta «Smettiamola di votare i presidenti!». Ma Ottenheimer va oltre, invita a dire «bye bye» all'Eliseo modificando le fondamenta della V Repubblica. Far decidere di più il Parlamento e non continuare ad eleggere il capo di Stato a suffragio universale.

Mai prima d'ora tanti aneddoti raccolti in un libro sono serviti a smontare il pilastro su cui poggia la Francia. Come se la maledizione d'Oltralpe, quel veleno che impedisce di far funzionare meglio il Paese, si annidasse in un potere «monarchico» che prevale su quello del governo. Un Eliseo storicamente «scollegato dalla realtà», scrive Ottenheimer, incapace di produrre decisioni a causa del suo Dna.

Gli excursus vanno da de Gaulle a Mitterand, fino a Hollande e Sarkozy. Introducendo il concetto che si potrebbe far tutto attraverso l'avallo del presidente, ma si conclude ben poco. Per non urtare questo o quell'alleato. O per tenere buona la minoranza interna come nel caso delle liberalizzazioni mancate da Hollande perché invise a Martine Aubry. L'uomo solo al comando a cui spesso anche in Italia si è guardato con interesse, risulterebbe incapace di decidere. Peggio, di incidere sulla situazione-Paese; come i tagli fiscali ai datori di lavoro con cui i socialisti hanno tentato di incoraggiare le assunzioni con risultati deludenti. In epoche diverse, scrive Ottenheimer, la Francia ha avuto la necessità di sentirsi protetta, se non guidata, da leader di polso, autorevoli o autoritari, che una volta entrati all'Eliseo si sono «persi» in quel sistema «velenoso» che li ha costretti a guardarsi l'ombelico. Quasi tutti hanno finito per essere a servizio di se stessi, del proprio ego. Sordi al rilancio nazionale. Una «monarchia repubblicana» che in tanti vorrebbero rimettere in discussione. Fantapolitica secondo qualcuno, ma non è più un tabù rivolgere lo sguardo altrove. Perfino alla Perfida Albione che nessuno prima d'ora avrebbe pensato di prendere a modello.

Twitter @F_D_Remigis

I milioni di disoccupati

in Francia: sono 615mila

in più rispetto ai dati

dello scorso anno