Parisi aggancia Sala e scatta in avanti. Forza Italia al 20%

Il candidato del centrodestra recupera terreno col passare delle proiezioni. Nell'ultima è in vantaggio di un decimale. Boato nel suo comitato elettorale

Una volata finale lunga due settimane. Beppe Sala ha provato la fuga ma Stefano Parisi lo ha acciuffato. Come previsto, centrodestra e centrosinistra si giocheranno Palazzo Marino all’ultimo voto, al ballottaggio del 19 giugno. Il candidato dei moderati è stato il primo a parlare, pochi istanti dopo gli exit-poll delle principali tv, che nella peggiore delle ipotesi gli attribuiscono uno svantaggio contenuto (ma le ultime proiezioni Emg per La7 alle 2,30 lo davano sopra di un soffio: 40,9% contro 40,8%). Parisi è ovviamente molto soddisfatto. Ha commentato, scritto su Twitter e parlato di una «partita aperta» e di uno «straordinario risultato». «Grazie a tutti i milanesi che oggi hanno scelto il cambiamento - ha scritto Parisi subito dopo le 23 - la nostra corsa continua». «Siamo molto contenti del recupero di questi 4 mesi» ha spiegato a caldo. Ottimismo in Forza Italia, stimata in crescita addirittura intorno al 20%.

L’ex direttore generale di Confindustria ha fatto il pieno: praticamente raggiunto l’avversario. Ora Parisi dovrà rivolgersi alla platea degli astenuti, che sono tanti, ma anche agli elettori che hanno scelto gli outsider. E non sono pochi. Un gruzzoletto prezioso di punti percentuali se lo spartiscono le forze minori. Un veterano del consiglio comunale come Basilio Rizzo, intanto, portabandiera di una sinistra che vuol fare lo sgambetto al Pd (3,9%) e già ha messo le mani avanti parlando di un accordo «complicato» con Sala. Non sarà facile convincerlo e se dovessero spingerlo a stringere una qualche forma di intesa a favore dell’ex commissario Expo, il centrosinistra potrebbe pagare un prezzo presso l’elettorato centrista.

Peserà il Movimento 5 Stelle. I grillini a Milano faticano molto, come sempre, e stavolta portano a casa circa un voto su dieci: 10,6%. Il candidato Gianluca Corrado ha fatto sapere che fra due settimane lui annullerà la sua scheda, ma a Milano è opinione diffusa che gli elettori grillini, piuttosto che dare una mano al renziano (più o meno) Sala, potrebbero votare più volentieri l’indipendente Parisi, tecnico di centrodestra che negli ultimi giorni ha strizzato l’occhio ai sentimenti dei delusi.

Il premier Renzi, da parte sua, ha già abbozzato la sua strategia. Cinica come sempre. Se Sala dovesse farcela, il segretario Pd non ci metterà molto a intestarsi la sua vittoria. Se la campagna elettorale dell’ex commissario Expo dovesse concludersi con un incredibile buco nell’acqua, il presidente del Consiglio potrebbe trovare qualche capro espiatorio locale cui addebitare il flop.

Alla fine ha votato poco più di un milanese su due, il 54,66%. Decine di migliaia di astenuti in più rispetto a 5 ani fa (67,56%). Ma è anche possibile che gli elettori della più dinamica città d’Italia abbiano maturato l’idea che, comunque vada, Milano continuerà ostinatamente a produrre lavoro, cultura e occasioni. Indifferenti all’eventualità che a prevalere sia un manager ex commissario Expo messo in campo dal centrosinistra o un manager- imprenditore scelto dal centrodestra, qui unito e compatto. Il clima, insomma, è molto diverso da quello che si respira altrove, dove domina la disillusione. I seggi poi sono rimasti aperti un giorno solo e per giunta ai primi di giugno. Il governo non ha fatto molto per incentivare l’affluenza. Al contrario, qualche temporale può aver accelerato il rientro dal week end. Certo, fra due settimane sarà estate, ma la partita si giocherà tutta e soltanto fra i due candidati sindaco. E sarà un’altra partita.