Parisi piccona gli azzurri. "I voti li ha Berlusconi"

Altra stoccata del manager ai parlamentari Fi: "Il massimo sforzo è stato farsi mettere in lista"

Stefano Parisi torna a picconare gli azzurri. Lo fa in un'intervista ad Affariitaliani.it dove va giù duro nei confronti dei parlamentari di Forza Italia: «Spesso il loro massimo sforzo è stato fare la fila da Berlusconi per essere messi in lista. Ma i voti non li hanno loro, li ha Berlusconi». Una bomba lanciata in risposta alla domanda sulle scintille con Toti. Mister Chili però salva il governatore della Liguria e butta giù dalla torre tutti gli altri: «Ma quali scintille? Toti non è un competitor; a differenza di altri lui è recente. È giovane e deve guardare al futuro di Forza Italia come sto facendo io: il partito era al 30% mentre ora a Torino e Roma è al 4%. I parlamentari hanno votato Monti, le leggi di Monti, la Severino... Facciano un passo indietro e lascino spazio ai nuovi e ai giovani. Toti, per esempio, non ha votato quelle leggi e ha consenso sul territorio».

Insomma, basta con gli azzurri di Camera e Senato che sono solamente conservatori di loro stessi: «In Forza Italia quello che ha la maggiore spinta riformatrice e vuole modernizzare è Berlusconi; un uomo ancora pieno di energia e di lucidità. Il suo ciclo non è finito e ha ancora tanto consenso. Me ne accorgo girando l'Italia: c'è ancora tanta passione per lui». Poi parla del suo rapporto con il Cavaliere: «Penso di avere il suo supporto anche se non ho ancora una legittimità democratica; quella arriverà con il voto. Io sto cercando di fare scouting, di tirare dentro gente nel centrodestra. Poi ci sono quelli che vogliono mantenere lo status quo anche al 4%». Ruvido.

A chi legge tutto questo come un'autocandidatura alla leadership del centrodestra Parisi risponde così: «Io non aspiro a essere il successore di Berlusconi perché non ci sarà un altro Berlusconi; non ci sarà un altro predellino. Ci ha provato Renzi ma ora è già in caduta libera. Ci sarà invece una squadra di gente capace ed esperta». Parisi mostra di non avere peli sulla lingua e non rinuncia alla stoccata a Brunetta quando parla di digitalizzazione della Pubblica amministrazione, suo pallino: «Anche Brunetta non ha fatto nulla da questo punto di vista visto che l'Italia è penultima in classifica tra i Paesi dell'Ocse. Ma pure la ministra Madia non sta facendo nulla».

Picchia a destra ma anche a manca, Mister Chili che oggi sarà a Palermo ospite di Micciché e domani aprirà il suo tour Megawatt a Enna: «Renzi doveva cambiare verso ma il verso è sempre lo stesso. Non ha fatto altro che chiedere più flessibilità alla Ue per dare una mancia di 80 euro che non è servita a nulla. Il Jobs Act? Droga pura per le aziende i cui effetti sono già finiti. La buona scuola? Ma cos'è? L'assunzione di 100mila precari?». Parisi non ha alcuna intenzione di fare da salvagente al premier qualora dovesse naufragare al referendum: «Al governo con Renzi? No. Se cade serve un governo di scopo che faccia solo la legge elettorale e poi si torni al voto. Ma deciderà il capo dello Stato che, peraltro, non mi interpellerà perché non sono in Parlamento. In ogni caso penso che dopo Renzi debba esserci un premier di centrosinistra e mi auguro che non ci siano larghe intese. Ma bisogna fare presto». Acqua sul fuoco, invece, sul rapporto con la Lega: «L'alleanza tra Berlusconi e Salvini non è un controsenso: sono sempre stati insieme; uno è più radicale e l'altro più moderato. Il problema è che se si vogliono vincere le elezioni il leader dev'essere un moderato». Tuttavia la mano è tesa: «Salvini intercetta un malessere vero, non è un populista; è popolare. Il problema è saper dare una risposta a delle paure legittime».

Commenti

apostata

Ven, 14/10/2016 - 10:39

è un brutto modo di esprimersi, da mercato delle vacche, nessuno ha la proprietà di voti, se non è capace di argomenti convincenti parisi farebbe bene a ritirarsi, l'uomo non ha la stoffa del leader come non aveva la qualità per candidarsi a sindaco di milano