Parola di "imprendattore". Quegli spot dei grandi capi

Ricerca di mercato: la presenza dell'industriale rassicura più del testimonial vip. "Valori veri"

Tommaso Trussardi testimonial dell'azienda di famiglia

«Imprendattori» si nasce. Leggenda narra che Francesco Amadori andasse ancora a controllare le sue galline alle cinque del mattino quando già tutta Italia conosceva la sua faccia. «Parola di Francesco Amadori» quella frase mantecata di accento romagnolo ha fatto il giro dello Stivale, assieme al rosso anacronistico dei capelli divisi da una riga in mezzo decisamente larga. Fatto sta che Francesco Amadori l'hanno inquadrato tutti: merito di quella scelta trasparente, amichevole, rassicurante di andare in tv e legarsi al proprio marchio. Di entrare nelle case della gente che era entrata nei negozi e aveva scelto le sue carni al posto di quelle di qualcun altro. Non che sia stato il primo, per carità. Ma di sicuro uno dei più efficaci. Il primo ad aver avuto la geniale intuizione, addirittura nel 1963, fu Nico Ciccarelli, quello della «Pasta del Capitano». Il dentifricio prometteva denti bianchissimi, lui aveva due curatissimi baffi a semi manubrio e si mise a comparire addirittura sui tubetti di plastica: più volte la sua faccia si accartocciava, più volte la gente arrivava in fondo all'utilizzo del suo prodotto. Peccato si dimenticò di avvertire il pubblico che la faccia era proprio la sua. Ma è dalla fine degli anni Ottanta, e soprattutto, dagli anni Novanta in poi che abbiamo visto irrompere «il fondatore dell'azienda». Che si è messo lì, davanti alla telecamera a dire: garantisco io, sulla bontà dei miei prodotti.

E che dire del nonno che tutti avremmo voluto avere, Giovanni Rana, davanti alla tavola con i suoi ravioli fumanti in grado di sfamare intere generazioni radunate per il pranzo della domenica? Chi non comprerebbe un tortellino da quell'uomo? Il Rana dalla bocca larga...

Per non parlare del «commendaDoris». I cerchi nella sabbia per rassicurare sul concetto più infrequentabile: che anche una banca (la sua Mediolanum, appunto) può essere buona. Che anche di una banca ti puoi fidare, alle volte. E abbandonato lo scettro, Ennio ci ha messo suo figlio: adesso è Massimo Doris a metterci la faccia. È l'ora della seconda generazione dei «selfie made man». Tomaso e Gaia Trussardi, bellissimi, giovanissimi, rampantissimi manager e testimonial dell'azienda di famiglia. O Manuela Polli, direttore marketing dell'omonima società di sottoli e sottaceti, o, ancora, Gianluca Mech: «Non sono in dieta, sono in Tisanoreica». Tutti testimonial di parte...

Sembra che la scelta paghi: secondo una recente ricerca di marketing condotta da Found! condotta su 100 esperti di pubblicità e comunicazione italiani ed internazionali, sette di loro su dieci sostengono che la presenza dell'imprenditore aiuti a veicolare il messaggio pubblicitario e rassicuri i clienti molto più del testimonial vip. Secondo l'indagine, gli imprenditori sono ai primi posti perché portano con sè valori e principi nettamente diversi rispetto a quelli che orbitano intorno allo showbiz (opinione del 63% degli intervistati). Valori che sono più vicini e riconoscibili dal consumatore che si identifica in questi personaggi considerati sempre più veri (secondo il 53%). Gli imprenditori di successo hanno più carisma sul pubblico, risultano più affidabili, positivi, professionali e famigliari e sono quindi più adatti a promuovere il loro brand. Lo studio offre un sacco di cifre che fotografano il fenomeno e la stanchezza degli italiani nei confronti dell'abuso del testimonial vip.

Per il 17%, infatti, i vip sono personaggi superflui che guadagnano già abbastanza, per il 33% sono persone che incarnano certi ideali ma solo per finzione, per il 29% sono invece figure nelle quali immedesimarsi e sognare. Infine un 21% li considera gente come loro. Secondo gli esperti, i testimonial ideali per raggiungere gli obiettivi prefissati sono gli imprenditori (71%), a seguire personaggi della tv (68%), sportivi (62%), ex concorrenti di talent (59%), cantanti (51%), attori (45%), modelle (41%) e modelli (32%).

Insomma il commerciante è l'anima della pubblicità. E quindi, ai commercianti, conviene metterci la faccia.