Partecipate, addio risparmi: così raddoppiano le poltrone

Il governo vuole spacchettare i ruoli di presidente e ad nelle aziende, moltiplicando i posti a disposizione

Gian Maria De Francesco

Roma Altro che spending review! Il clima pre-elettorale sta agevolando il lavoro del governo nella moltiplicazione «virtuale» delle poltrone nelle società a partecipazione pubblica. Perché «virtuale»? Perché, in realtà, il numero di posti a disposizione resta immutato: a moltiplicarsi, però, sono i ruoli di prestigio. Secondo quanto si apprende da fonti bene informate, il governo starebbe pensando di «sdoppiare» i ruoli di presidente e amministratore delegato nelle società partecipate dal ministero dell'Economia.

Per comprendere bene quale sia l'intento della manovra è necessario riavvolgere il nastro. Il decreto legislativo in materia di società partecipate emanato dal ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, nello scorso agosto prevedeva per una serie di società pubbliche (escluse le quotate e altre non quotate tra le quali il Poligrafico, Anas, Invimit, Invitalia e le milanesi Expo e Arexpo) la figura dell'amministratore unico. Si trattava del suggello allla legittimazione del potere assoluto renziano in tutte le sue declinazioni, travestito da risparmio sugli emolumenti dei consigli di amministrazione. La Consulta nello scorso autunno ha bocciato parti della riforma Madia della Pa perché non rispondente al dettato costituzionale che prevede un maggior coinvolgimento delle Regioni su queste tematiche. A febbraio, come documentato dal Giornale, si era arrivati a una nuova stesura che ripristinava lo status quo prevedendo la possibilità di istituire un consiglio di amministrazione a tre o cinque membri con «una delibera motivata» dell'assemblea.

Ora la nuova sorpresa. Nel decreto definitivo che il Consiglio dei ministri dovrebbe esaminare nella seduta del 9 giugno sarebbe stato inserito lo sdoppiamento delle cariche. Il cda a tre componenti, infatti, si fonda sull'accorpamento del ruolo di presidente e amministratore delegato in un solo componente con gli altri due di provenienza ministeriale, così come stabilito dal decreto spending review del luglio 2012.

Fonti vicine al dossier, confermate anche all'interno dei gruppi parlamentari, indicano invece la volontà dell'esecutivo di ampliare il numero dei posti disponibili in modo da «piazzare» figure - professionali e non - che gravitano attorno all'esecutivo e alla dirigenza della pubblica amministrazione in attesa di un collocamento. Alla manovra, secondo quanto si apprende, non sarebbe estraneo nemmeno il rigoroso ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda. La mossa in questo caso sarebbe giustificata considerato che, essendo privo di appoggio propriamente politico, una sponda nelle partecipate potrebbe sempre rivelarsi proficua. E, d'altronde, il titolare del dicastero di Via Veneto non sarebbe il solo: con l'aria di saldi da fine stagione che si respira nel Palazzo molti cercano una ciambella di salvataggio.