Partorisce di nascosto e mette il bebè in freezer

La donna è poi andata in ospedale a farsi curare sostenendo di essere caduta dalle scale di casa

Lucia Galli

Ferrara «L'ho messo nel freezer. Lo troverete li». Poche parole a svelare la verità più tragica e profonda come un abisso di empietà. Orrore e dolore. Il più impenetrabile per una madre.

A nove giorni dal caso di Settimo Torinese, in cui una giovane mamma ha gettato il bimbo appena partorito dal palazzo dove abitava, prima di accompagnare l'altra figlia all'asilo come nulla fosse accaduto, a Ferrara c'è un'altra donna che ha scelto di non essere madre. O meglio: di non diventare madre una volta di più, uccidendo il figlio che portava in grembo, almeno da sei mesi, e che, stando alle prime dichiarazioni confuse, nemmeno lei sospettava di aspettare.

Succede a Migliarino, provincia calda e profonda di Ferrara. La donna, M.R. italiana di 40 anni, è madre di altri sei ragazzi e ora è ancora piantonata in ospedale, al Sant'Anna di Cona, dove è arrivata martedì scorso con una forte emorragia. Prima di svenire avrebbe detto ai medici che il suo stato fosse dovuto ad una caduta rimediata dalle scale qualche giorno prima. Da subito era apparso evidente, però, che le sue condizioni fossero riconducibili ad un parto e compatibili eventualmente anche con un aborto. Circostanze che la donna ha continuava a negare. Fino a quando giovedì, quando in un momento di risveglio dal coma farmacologico, avrebbe confessato come in un flash dopo il black out: «Si, ho avuto un figlio, ho aperto lo sportello del congelatore e l'ho chiuso li, poi non ricordo nulla».

A raccogliere la sua testimonianza è stato il dirigente della Squadra mobile di Ferrara, Andrea Crucianelli che ha poi precisato: «La donna non è in pericolo di vita, ma è ancora molto provata e, per ora, non è riuscita ad aggiungere altri dettagli». L'allarme, intanto, su segnalazione dell'ufficio legale dell'ospedale, era già scattato subito dopo il ricovero.

Eppure nei dintorni e in quella casa di via del Travaglio gli inquirenti, per due giorni hanno cercato inutilmente e trovato solo degrado e dubbi. I cani molecolari hanno fiutato una maglia impregnata di liquido amniotico: a quel punto la tragedia è parsa evidente anche se il mistero resta tuttora fittissimo. Il corpo del bimbo, pare lavato, è stato trovato avvolto in un sacco. Un piedino sporgeva fra il cibo, in un cassetto di un congelatore a pozzetto sistemato in un ripostiglio, dietro a diversi altri mobili. La casa secondo gli inquirenti appariva in grande disordine. Tre dei figli della donna stanno spesso con la nonna, il marito, impiegato in un'impresa edile, sarebbe stato all'oscuro della settima gravidanza della moglie e anche i vicini descrivono la famiglia come «normale, di lavoratori». Qualcuno ricorda che lei sostenesse di dover prendere dei farmaci e di aver creduto che quel «malore» di lunedì fosse stato causato da una sbagliata somministrazione della terapia. Una cura che, invece, nascondeva ben più di un dramma.: Nelle prossime ore l'autopsia stabilirà se il bambino, prematuro ma di circa 3 chili di peso sia nato già morto e se si sarebbe potuto salvare, se la puerpera avesse deciso di recarsi a partorire in modo anonimo, com'è possibile fare in ogni struttura ospedaliera. L'esame autoptico intende anche stabilire se, nel caso di aborto, si sia trattato di un evento spontaneo o indotto.