Passione senza tornaconti: le idee dei giovani azzurri per la politica del futuro

nostro inviato a Giovinazzo (Ba)

Prove tecniche di movimentismo. Forza Italia, nel Campus Everest di Giovinazzo, mette a confronto la sua classe dirigente con i giovani di centrodestra per raccogliere stimoli, idee e suggerimenti con cui riconquistare il proprio elettorato. L'indicazione che viene dal basso è semplice: recuperare la passione e la purezza dell'impegno politico, senza ammiccamenti verso chi detiene le leve del potere. Un messaggio di limpida opposizione al renzismo - ma anche di aperta competizione con Matteo Salvini - che i ragazzi sono pronti a sposare ben sapendo che «oggi chi va nel Pd ha tutto da guadagnare, noi tutto da perdere».

La platea è agguerrita. Nell'anno della scissione di Raffaele Fitto, Everest - la festa dei giovani azzurri di cui è regista e «chioccia» Maurizio Gasparri - riesce a mantenere intatti i suoi numeri, superando le 400 iscrizioni. Un piccolo miracolo, spiegano gli organizzatori Domenico Damascelli, Andrea Volpi, Maria Tripodi, Luca Sbardella e Alessandra Pontecorvo, conseguito forse nel momento più difficile di sempre per Forza Italia. Tanto più che, come dice Federica De Benedetto, «la nostra generazione paga per fare politica, non è pagata». La manifestazione, infatti, si autofinanzia con tutti i ragazzi sotto i 34 anni che contribuiscono con 50 euro, quelli sopra i 34 anni con 100 euro. C'è il contributo economico di Gasparri e anche quello dei parlamentari pugliesi, oltre a una nuova generazione di ventenni coinvolta nell'organizzazione. Un meccanismo oliato che anno dopo anno continua a funzionare. Per il senatore Francesco Amoruso «il segreto è nel senso di comunità che qui ancora resiste», insomma militanza, capacità di fare squadra e sposare valori antichi. Un senso di appartenenza che si tramuta in una sorta di ideale manifesto per la definizione del centrodestra che verrà. Richieste che partono dalla mobilitazione sul territorio, passano per l'invito a sposare battaglie forti e riconoscibili fino al desiderio di un coinvolgimento dal basso delle nuove generazioni. Suggerimenti a volte affilati, ma bene accetti perché, dice Gasparri, «è fondamentale che i ragazzi quando ci vedono addormentati suonino la sveglia». Un'esigenza che i dirigenti azzurri sentono come pressante. E sono pronti a tradurre nella ripresa autunnale in battaglie parlamentari, come quella contro il ddl Cirinnà e le «gravidanze surrogate», come spiega in un applaudito intervento Lucio Malan. Una proposta di legge contro la quale su un altro piano si sta battendo il primo cittadino di Ascoli, Guido Castelli, impegnato a creare la rete dei sindaci «no gender» per la centralità della famiglia. La battaglia per governare l'immigrazione è un altro tema ricorrente. Con la curiosità offerta dallo stesso Gasparri che mostra come sia ancora possibile su un sito statunitense trovare tutti i dati anagrafici scritti a mano degli arrivi a Ellis Island, tra cui quello di suo nonno Clemente, emigrante da Salerno verso gli Stati Uniti. Uno strumento di rigoroso e ferreo controllo che oggi l'Italia, nonostante l'evoluzione tecnologica, non è in grado di mettere in campo.