Passo incerto, barba finta Così si è conclusa la fuga dell'imprendibile Battisti

Decisiva la svolta del presidente Evo Morales Si è avvicinato a Bolsonaro per gas e petrolio

Con l'arrivo in Italia nel primo pomeriggio di oggi si conclude davvero un cerchio importante se non definitivo per Cesare Battisti, l'uomo nelle ultime settimane più ricercato d'Italia. E fino all'ultimo le notizie si sono susseguite in modo rocambolesco. Prima l'arresto sabato a Santa Cruz in Bolivia, poi un andirivieni di notizie e smentite su un suo possibile passaggio, prima di arrivare in Italia, per il Brasile, il Paese che tecnicamente ha concesso l'estradizione. Per ore si era anche temuto che la Bolivia potesse accettare un'ipotetica richiesta di asilo del terrorista dei Pac, Proletari armati per il comunismo ma fonti autorevoli avevano fin da subito tranquillizzato Il Giornale. «È improbabile che Evo Morales faccia colpi di testa» ci ha detto il magistrato già collaboratore di Falcone in Brasile Walter Fanganiello Maierovitch. Già perché il presidente boliviano, grande amico di Lula, con l'arrivo di Bolsonaro si è trovato in difficoltà enormi dato che stanno scadendo le preziosissime concessioni brasiliane di gas e petrolio e che dunque dei suoi vicini ha dannatamente bisogno. «Questo spiega perché - continua Maierovitch - sia venuto a stringere la mano al nuovo presidente quando si è insediato il 1° gennaio e per questo escludo che possa accettare alcuna richiesta di asilo politico da parte di Battisti». Cosa che avrebbe sicuramente fatto se al potere ci fosse stato il PT di Lula.

Ci ha sperato, invece, fino alla fine l'ex moglie del terrorista, Priscila Luana Pereira che con lui ha fatto un figlio. «Mi auguro che Evo gli dia una possibilità di rimanere in Bolivia» aveva dichiarato non appena si era diffusa la notizia dell'arresto. A San Paolo, invece, l'avvocato di Battisti, Igor Tamasauskas, ricordando che la sua giurisdizione si limita al Brasile si è augurato che il «caso venga trattato con rispetto ai diritti fondamentali del nostro cliente». E mentre Jair Bolsonaro e il figlio Carlos su Twitter si felicitavano per il risultato, il generale Augusto Heleno, ministro del gabinetto di sicurezza istituzionale insieme al ministro della Giustizia Sergio Moro avevano definito le modalità di ritorno in Italia di Battisti. «È necessario uno scalo in Brasile - aveva detto ieri Heleno - perché il nostro aereo non riesce ad arrivare fino in Italia». Ma l'Italia aveva già mandato un suo aereo militare. E nella serata di ieri le dichiarazioni in rete del nostro premier Conte fugavano ogni dubbio: «Cesare Battisti rientrerà in Italia nelle prossime ore, con un volo in partenza da Santa Cruz e diretto a Roma».

Si conclude dunque la latitanza del terrorista di cui la polizia di stato ha diffuso un brevissimo video filmato poco prima dell'arresto. Una barba posticcia, un passo incerto e traballante, il fisico leggermente smagrito, completamente da solo mentre cammina in strada. Appariva così, dopo che dallo scorso 13 dicembre - quando il giudice Luis Fux aveva dato l'ok al suo arresto - aveva lasciato con il fiato sospeso le intelligence italiana e brasiliana, avendo fatto perdere le sue tracce, con l'abilità che gli è nota. Ma stavolta gli è andata male. La polizia federale verde-oro in queste settimane aveva intensificato le ricerche, circa una trentina di perquisizioni, fino al risultato di ieri. E appare davvero simbolico il luogo dell'arresto. Santa Cruz non è una città come le altre ma una sorta di Casablanca sudamericana dove si trova di tutto: ndranghetisti, boss brasiliani, persino terroristi islamici di Al Shabaab, tutti attratti dal fiorente traffico della cocaina locale che di Santa Cruz ha fatto l'hub principale.

Del resto già nell'ottobre del 2017 il nostro uomo aveva pensato bene di scappare sempre in Bolivia via Corumbá ma era stato fermato alla frontiera e rispedito indietro con l'accusa di esportazione di valuta. «Ma no, stavo andando a pescare» si era giustificato.

Stavolta invece non si è opposto al suo arresto.