La pasta al Bocuse d'Or, il mondiale degli chef

Per la prima volta è stato tra gli ingredienti sui quali si sono sfidate le squadre nazionali

Torino è stata per due giorni la capitale mondiale dell'alta cucina. Ha ospitato infatti al Lingotto la semifinale europea del Bocuse d'Or, il più importante concorso gastronomico mondiale intitolato a Paul Bocuse, il lionese cosiderato da molti lo chef più importante del Novecento, morto pochi mesi fa. La kermesse è servita a qualificare le nazioni che parteciperanno alla finale mondiale del gennaio 2019 a Lione. Venti le squadre nazionali, ciascuna supportata da un tifo quasi da stadio. L'Italia è approdata per la prima volta nella sua storia alla finale grazie a Martino Ruggieri, 31 anni, pugliese di Martinafranca, che lavora a Parigi al tristellato Ledoyen Pavillon e ha vinto la finale italiana del Bocuse d'Or nel 2017. Lui, come i suoi rivali, ha avuto 5 ore e 35 minuti per cucinare quindici piatti e una portata speciale sulla base di una serie di ingredienti obbligatori che sono stati rivelati agli chef solo all'ultimo.

E per la prima volta nella storia del Bocuse d'Or, anche in omaggio al Paese ospitante, tra gli ingredienti con cui i concorrenti si sono dovuti confrontare c'è la pasta, che in oltre trent'anni di storia del concorso biennale inventato da Bocuse nel 1987 non era mai stato trattato. La tipologia scelta dagli organizzatori per il piatto vegetariano è lo spaghetto della Barilla, che è tra gli sponsor della manifestazione. Un grande risultato di un'azienda e di un prodotto che sempre più spesso trovano accoglienza nel mondo della gastronomia internazionale anche grazie al lavoro svolto da Academia Barilla, che ha anche organizzato a Milano il 24 e 25 ottobre il World Pasta Masters che vedrà in gara giovani chef di tutto il mondo.

Commenti

cir

Mer, 13/06/2018 - 12:23

la pasta , di primo abbiamo.., per primo c'e'...come primo suggeriamo ...che schifo la cucina italiana !!