Il patto segreto Pd-Pizzarotti per fare il leader anti M5s

L'ex grillino si gioca tutto al ballottaggio con Scarpa, ma i dem puntano su un'alleanza con lui e Pisapia

Un anti-Grillo di sinistra, in versione nazionale. La partita di Federico Pizzarotti va oltre Parma, anche se il primo scoglio da superare è il ballottaggio con l'ingegner Paolo Scarpa, civico sostenuto dal Pd, che sconfessando i sondaggi è finito ad un'incollatura dal «Pizza» (34,7%-32,7%, 1.500 voti di scarto) ed ora ha serie chances di fare il colpaccio. Eppure, nell'entourage del candidato Pd sono convinti che «se alla fine vincerà Pizzarotti nessuno nel Pd nazionale si strapperà i capelli».

Sindrome Tafazzi? No, il sospetto è che i vertici dem, da Renzi ai colonnelli emiliani Delrio e Bonaccini, non vedessero di cattivo occhio una riconferma del sindaco, in vista di un'alleanza in chiave anti-M5s. Un sospetto avvalorato da diversi indizi. Nessun big del Pd è venuto a sponsorizzare Scarpa, mai visti Renzi, né la Boschi né i renziani della prima linea, assente il governatore Stefano Bonaccini, assenti i ministri e i parlamentari più in vista, gli unici a materializzarsi sono stati il viceministro Morando e la deputata Cirinnà, non proprio due nomi che trascinano le folle. «Fosse arrivato il ministro Minniti, a parlare di sicurezza, magari...», abbozza Scarpa, toccando un tema su cui Pizzarotti è molto debole (diverse zone della città sono ostaggio degli spacciatori anche di giorno, mentre i vigili sono impegnati a fare multe ai parmigiani, lievitate a ben 18 milioni di euro nell'ultimo bilancio), e quindi il margine per levargli consensi più ampio. Ma non solo. Dal sindaco Pd di Bologna Virginio Merola è arrivato un endorsement esplicito a Pizzarotti: «Lo coinvolgerei, è un'esperienza civica importante», da includere nel campo progressista, a sinistra del Pd, a cui lavora Giuliano Pisapia. Personalità, non a caso, a cui Pizzarotti (ex elettore di Rifondazione comunista) guarda con interesse. Ma apprezza anche «i valori dei bersaniani» e non si offende se lo accostano a Renzi.

Il sindaco, poi, può portarsi dietro gli espulsi e fuoriusciti del M5s, che sono una legione. Dalla Liguria, dove il consigliere regionale ex M5s Francesco Battistini vede in lui «l'unico leader in grado di fare da collante tra tutte queste anime» (c'è già «Effetto Genova»), all'Emilia Romagna dove i Cinque Stelle sono dilaniati e il capoarea M5s Max Bugani, fedelissimo di Casaleggio, molto odiato. Insomma, in un centrosinistra allargato, una figura come lui farebbe comodo al Pd per arginare il M5s. «Effetto Parma», il suo movimento civico, è destinato a evolversi in «Effetto Italia», una rete civica ispirata al grillismo delle origini, ma anti-Grillo: «Siamo diventati un punto di riferimento per altre città e vogliamo attrarre altri gruppi che stanno nascendo in tutta Italia», ha spiegato Pizzarotti. «Il M5s ha abbandonato i territori, Di Maio e Fico, i due candidati premier in pectore, devono capire che non basta parlare bene in tv. Ma attenzione, non penso che la sconfitta cambierà la percentuale nazionale del M5s, quello è un piano diverso. Bisogna aspettare che i cittadini vedano cosa c'è dietro il paravento delle parole, allora sì che cambierà tutto».

Il ballottaggio, tra 13 giorni, è tutto da giocare. Dove andranno i voti di centrodestra, sinistra radicale, grillini, e civici vari (erano 16 liste)? E la quasi metà di elettori astenuti? Per l'istituto Cattaneo Pizzarotti ha «una notevole capacità di espandere il proprio elettorato in modo trasversale», ma su Scarpa potrebbero confluire tutti i voti di chi vuole mandare a casa il sindaco. Una partita molto più aperta del previsto.