La paura è di casa. E aumenta la spesa per la sicurezza

Sondaggio Ipsos: nella classifica delle ansie la protezione personale supera anche la salute

Non è più vero che quando c'è la salute c'è tutto. O almeno: gli italiani non lo pensano più. Emerge dal sondaggio presentato ieri a Milano dal presidente di Ipsos Italia, Nando Pagnoncelli, e realizzato dall'istituto di ricerca statistica tra maggio e giugno scorsi, su un campione di circa 1.800 persone tra i 15 e i 65 anni. A preoccupare sono soprattutto la situazione economica - rispetto alla quale il 92 per cento si sente esposto - e la sicurezza, che impensierisce l'85 per cento degli intervistati.

La salute scivola al terzo posto: citata da una fetta pur sempre considerevole, l'83 per cento, ma superata dal grande tema della crisi economica e da quello della «sicurezza percepita». Un fronte, quest'ultimo, che è stato approfondito dall'Ipsos in vista della manifestazione dedicata agli operatori del settore security e antincendio che si terrà nel capoluogo lombardo dal 3 al 5 novembre negli spazi di Fiera Milano.

Viene fuori un quadro preciso in cui un italiano su due si sente poco sicuro anche fra le mura di casa. A incutere timore sono soprattutto gli episodi di microcriminalità come borseggi, rapine e furti: il 49 per cento se ne dichiara allarmato. Al punto che, tra il 2004 e il 2014, c'è stato un boom di cittadini che hanno deciso di dotare le proprie abitazioni di sistemi di sicurezza: sono passati dal 56 al 75 per cento. Una crescita persino superiore all'aumento delle rapine e dei furti in casa: questi ultimi sono cresciuti - come ha raccontato pochi giorni fa una ricerca del sociologo Marzio Barbagli su Repubblica - del 13,9 per cento dal 2009 al 2014. Del resto, ha spiegato Pagnoncelli, «spesso le paure nascono anche da quello che si sente e vede dire in giro, più che da un vero approfondimento». Il che spiegherebbe come mai la paura di vedersi clonare la carta di credito o di subìre un furto dei propri dati via internet si collochino molto più in basso, o perché persino mafia e terrorismo inquietino meno di furti, rapine e borseggi.

Per proteggere il nucleo familiare otto italiani su dieci si orientano su sistemi tecnologici: non più solo le vecchie ringhiere alle finestre, la porta blindata o la cassaforte, ma anche sistemi di videosorveglianza, talvolta interrogabili da remoto, gestibili attraverso smartphone o tablet, oppure collegati a centri di vigilanza privata. La spesa media è di 1.200 euro, ma tre italiani su cinque sono disposti a investire più di 2mila euro. E, per quasi sei intervistati su dieci, la sicurezza ha la priorità sia rispetto alla protezione della propria privacy che rispetto alla convenienza economica.

Fuori dalle mura domestiche a generare apprensione sono soprattutto luoghi come stadi, parcheggi chiusi, stazioni ferroviarie, mezzi di trasporto pubblici. E, a sorpresa, questo accade non solo nelle grandi città, quelle con più di 100mila abitanti, ma anche nei piccoli centri che non superano i 30mila. Il voto medio di sicurezza percepita per le strade è 5,9, una sufficienza stentata, mentre la maggior parte degli intervistati dichiara che si sentirebbe più sicuro se per le strade ci fossero più illuminazione, personale di vigilanza e telecamere. Con buona pace della tutela della privacy.

Twitter @giulianadevivo