Il Pd arriva alle minacce per fare partire l'Italicum

Sulla riforma elettorale restano molti nodi da sciogliere. La renziana Serracchiani ai dissidenti: scordatevi il proporzionale, meglio il Mattarellum che è maggioritario

L'Italicum potrebbe approdare nell'aula del Senato «prima di Natale», assicura Anna Finocchiaro. Ma il cammino della nuova legge elettorale è ancora lungo (dovrà affrontare l'aula di Palazzo Madama e poi tornare alla Camera) e irto di ostacoli. Non è ancora stato sciolto il nodo della cosiddetta «clausola di salvaguardia»: visto che l'Italicum è una legge pensata per un sistema monocamerale, cosa accade se si va al voto prima che si compia la riforma del bicameralismo? Ieri in Commissione al Senato, dopo lunga mediazione, si è disinnescato il famoso ordine del giorno Calderoli, che legava l'entrata in vigore dell'Italicum all'approvazione della riforma del Senato (che nel frattempo è in commissione alla Camera, dove ieri sono stati respinti tutti gli emendamenti dei grillini e della Bindi che prevedevano il ritorno al Senato eletto).

Ma sull'Italicum resta aperta anche la questione delle preferenze: minoranza Pd e fronda fittiana di Forza Italia vogliono far saltare il compromesso renziano (100 capolista bloccati e il resto con le preferenze), che allo stato rischia di non avere la maggioranza in Senato. È anche per questo che ieri, attraverso la vicesegretaria Debora Serracchiani, il Pd renziano ha calato sul tavolo un'arma di dissuasione che serve a premere sia su Forza Italia che sul Pd: il ritorno al Mattarellum.

«Per la clausola di salvaguardia della legge elettorale - ha spiegato Debora Serracchiani - ci sono due alternative: o si lasciano le cose come stanno o si torna al Mattarellum». Secondo la vicesegretaria del Pd, «aggiustare» il Consultellum per utilizzarlo come sistema alternativo al varo dell'Italicum «significherebbe assecondare il disegno neoproporzionalista che ha da sempre una parte della minoranza. Sarebbe il tradimento della volontà espressa dalle primarie dello scorso anno, del voto della direzione e del documento della maggioranza». Per tornare al Mattarellum, basterebbe far votare la leggina di un articolo che il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti ha già da mesi presentato: «E voglio vedere se il Pd, Sel o Cinque Stelle, che lo invocano ad ogni pie' sospinto, voterebbero no», dice Giachetti. Anche perché la battaglia pro-preferenze della minoranza Pd è più di facciata che altro: molto meglio un buon collegio del Mattarellum che una conta delle preferenze.

Per rassicurare i parlamentari preoccupati di perdere la poltrona e per evitare che boicottassero fieramente l'abolizione del Senato, Matteo Renzi aveva ipotizzato una data di entrata in vigore per la nuova legge elettorale: il gennaio 2016. Quando anche la riforma del bicameralismo dovrebbe essere arrivata in porto. Resta però un rischio, che Giachetti spiega così: «Non è Renzi, che vuole continuare a governare, a puntare ad elezioni anticipate: sono tutti gli altri ad avere la tentazione di andare al voto prima che l'Italicum sia approvato, con il pasticcio iperproporzionale della Consulta». I piccoli partiti, Sel, Ncd, Lega, una parte di FI e della minoranza Pd, i Cinque Stelle: tutti loro, spiega Giachetti, «sognano di bloccare l'Italicum e tornare al voto con il Consultellum, che permetterebbe praticamente a chiunque, persino ad eventuali scissionisti democrat, di rientrare in un Parlamento in cui nessuno vincerebbe e ogni maggioranza passerebbe dal negoziato tra partiti». Con la pistola del Mattarellum sul tavolo, la tentazione sarebbe meno forte.

Commenti

fcf

Mer, 10/12/2014 - 16:15

Lo sbarramento al 3% favorisce solo i partituncoli di sinistra che non hanno alcuna ragione di esistere !