Il Pd boccia ancora Bassolino. E lui si candida

Respinto due volte il ricorso dell'ex sindaco di Napoli: «Non è possibile, è una presa in giro»

Simone Di MeoNapoli Il Pd ha deciso di rompere definitivamente con Antonio Bassolino. La commissione di garanzia ha respinto con sette voti a quattro il secondo ricorso presentato dall'ex sindaco contro le primarie col trucco. Non che in città qualcuno si aspettasse il contrario, ma la decisione ora sancisce ufficialmente il divorzio tra il Partito democratico e uno dei suoi più influenti fondatori. Oltre ai rappresentanti dem, hanno partecipato alla seduta anche gli esponenti di Scelta civica, Centro democratico e Idv. Don Antonio aveva chiesto l'annullamento dei voti nei cinque seggi finiti nel mirino dei videomaker del sito Fanpage che avevano immortalato sospetti scambi di soldi all'uscita dei seggi, soprattutto nel quartiere di San Giovanni a Teduccio. Uno dei grandi accusati, il consigliere comunale Antonio Borriello, era stato filmato mentre allungava un euro a un elettore. «Ho solo prestato una monetina a un amico», si è difeso l'ex bassoliniano oggi convinto sostenitore della vincitrice Valeria Valente. Rischia ugualmente la sospensione o l'espulsione, Borriello. E con lui anche Gennaro Cierro, consigliere dem della sesta municipalità.Che cosa accadrà da domani è difficile prevederlo. C'è la possibilità di ricorrere in «terzo grado», impugnare cioè la decisione di ieri davanti ai probiviri nazionali del partito e impegnare direttamente così Matteo Renzi e lo stato maggiore del Nazareno ma ormai è chiaro l'orientamento romano. Ci aveva sperato, l'ex sindaco stavolta. Intervenendo a Tgcom24, Bassolino aveva continuato a battere sul tema della compravendita delle preferenze. «Alle primarie si paga un euro per significare che deve esserci una tale motivazione etica e politica che io pago per esercitare il mio diritto di voto; una delle condizioni che rendono infatti nullo il voto in un seggio è non pagare l'euro ha detto immaginate quindi se l'euro, invece di essere non pagato, è stato comprato e dato». «Ecco perché ha concluso Bassolino ci sono in gioco principi fondamentali che riguardano non soltanto la città di Napoli ma il Paese».Un appello accorato che però non ha smosso le coscienze dei compagni. Il presidente della commissione di garanzia Giovanni Iacone è stato categorico sul punto: «A Napoli non ci sono stati brogli, del resto anche nel ricorso si sostiene questo. Si sostiene che nel raggio di 200 metri ci sarebbero violazioni di norme, ma anche nelle elezioni normali si sanziona chi ha fatto illeciti in questi casi, ma non si sovverte il voto di 700 persone». Le possibilità che Bassolino (che in serata commenta su Facebook «non ne possono uscire così, è una presa in giro») partecipi con una lista civica sono altissime, come gli chiedono i sostenitori sui social network. C'è una parte di centrosinistra che si riconosce ancora in lui. E che contesta le modalità di selezione della Valente, assessora nella giunta Iervolino e fedelissima dell'ex governatore. Una «traditrice», insomma.