Il Pd finisce trivellato Tutti contro tutti pure sul referendum

Il partito invita all'astensione dalla consultazione sulle estrazioni petrolifere: «Inutile e costosa». Scoppia il caos con la fronda dem. Speranza: «Chi l'ha deciso?»

C i si mettono pure le trivelle a movimentare la vita (già poco pacifica) del condominio chiamato Partito democratico. Il referendum del prossimo 17 aprile è diventato l'ennesima occasione di scontro tra minoranza e maggioranza. A scatenare il dibattito interno è stato Roberto Speranza, deputato della minoranza. «Apprendo dal sito di Agcom che il Pd avrebbe assunto la posizione dell'astensione al referendum di aprile sulle trivelle in mare. Spero che ciò non sia vero». Anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, trasecola. «Astensione? Deve essere un refuso!» «Non mi risulta - aggiunge - che il Pd abbia assunto nell'assemblea che si è svolta pochi giorni fa alcuna decisione su questo punto così importante e nevralgico per la politica energetica del Paese».Il referendum si è reso necessario dopo la raccolta firme da parte di alcune Regioni che non hanno accettato l'introduzione nell'ultima legge di Stabilità di un articolo che modifica quanto già stabilito dal decreto legislativo 152 del 2006 sul termine delle concessioni per le trivelle già in funzione, oltre le 12 miglia. In buona sostanza i fautori del referendum vogliono bocciare la norma che toglie ogni limite di tempo alle concessioni già in uso. Che la posizione ufficiale del Pd sia per l'astensione è anche logico, visto che è il partito che ha fatto passare lo scorso dicembre la norma ora tanto osteggiata dai referendari. E l'ufficializzazione arriva durante una riunione della commissione di Vigilanza della Rai. A raccontarlo è uno dei membri, il parlamentare di Sinistra e libertà Nicola Fratoianni. «Abbiamo appena finito - spiega - la riunione che doveva esaminare le richieste d'accesso alle tribune elettorali per il referendum. E la brutta notizia è che il Pd ha annunciato la sua posizione di astensione al referendum». D'altronde la posizione è chiarita dalla Serracchiani (vicesegretario del partito). «Questo referendum è inutile - conferma - Non tocca il nostro patrimonio culturale e ambientale. Nel merito il quesito riguarda la durata delle concessioni delle trivelle già in essere. Ci sono già le piattaforme. Vi lavorano migliaia di italiani. Finché c'è gas, ovviamente è giusto estrarlo. Sarebbe autolesionista bloccarle dopo avere costruito gli impianti. Licenziare migliaia di italiani e rinunciare a un po' di energia disponibile. Col risultato che dovremmo acquistare energia nei paesi arabi o in Russia, a un prezzo maggiore». Per poi aggiungere il solito argomento del costo della consultazione. «Il referendum - spiega la Serracchiani - costerà 300 milioni, soldi che potevano andare ad asili nido, a scuole, alla sicurezza, all'ambiente. E di questo parleremo durante la direzione di lunedì». Il problema, però, rimane. Perché in tanti (da Emiliano a Gotor, da Speranza a Stumpo) lamentano il dirigismo della Segreteria. «Non sappiamo dove e quando il partito abbia scelto la posizione dell'astensione - afferma Michele Gotor - La Segreteria del partito non si riunisce dall'estate». E poi, aggiunge uno scaramantico Gianni Cuperlo, «definire inutile un referendum popolare è sbagliato e non porta bene».