Il Pd sceglie l'islam ortodosso, e gli ebrei se ne vanno

Due candidate musulmane nella lista dem: l'esponente integralista ha raccolto più voti

Alberto Giannoni

Milano Il Pd ha scelto l'islam ortodosso. C'era una sfida dentro la sfida alle Comunali di Milano. Un duello fra due donne, entrambe candidate con i democratici, entrambe musulmane. Ma diverse, molto diverse tanto da apparire avversarie, naturali rivali di una storia complicata. Maryan e Sumaya.

Maryan Ismail è un'antropologa italo-somala, fondatrice di un circolo e componente della segreteria del Pd. Si definisce una «libera musulmana» e lavora per un «islam laico». Un ossimoro? Non proprio. La laicità la intende infatti come separazione fra politica e religione. Un principio studiato sui libri e poi imparato a proprie spese nella vita. L'anno scorso suo fratello, Yusuf Mohamed Ismail, ambasciatore somalo all'Onu di Ginevra, è stato ucciso in un attentato jihadista a Mogadiscio.

Maryan è stata candidata, non certo fra le «teste di lista», e poi abbandonata a se stessa dal partito, proprio come a settembre, quando il (renziano) Pietro Bussolati la mise sostanzialmente alla porta, dichiarando che le sue idee erano «totalmente fuori dalla linea del partito». Cosa aveva detto per essere così platealmente scomunicata? Aveva criticato il piano moschee del Comune, che di fatto premiava il discusso coordinamento dei centri islamici. «Il Caim non mi rappresenta - aveva detto allora - non faccio parte di quella parrocchia, per l'utilizzo della politica nella religione e viceversa». Di quella parrocchia fa parte invece Sumaya Abdel Qader. Anzi, del Caim è un dirigente: responsabile Cultura del coordinamento di «moschee» che da anni ha interrotto ogni rapporto con la comunità ebraica. Da quando ha invitato a celebrare il ramadan a Milano un presunto «sapiente» che in un video aveva esaltato il «martirio» dei kamikaze.

La Abdel Qader si è candidata da indipendente e ha ottenuto l'appoggio pesante di un'intera corrente del Pd. Femministe comprese. L'ha spinta la sinistra dell'assessore Pierfrancesco Majorino, artefice del piano moschee e candidato alle primarie. Piazzata al sesto posto in lista, ha raccolto 1.016 voti, col sostegno pubblico del Caim. Maryan ha fatto la sua campagna da sola, con l'unico appoggio di Stefano Boeri. L'architetto, rivale di Giuliano Pisapia nel 2010, ha appoggiato lei e Daniele Nahum, giovane esponente di Pd e Comunità ebraica, stimato per le posizioni altrettanto garantiste sul tema moschee. Nahum (contestato proprio da Majorino) ha ottenuto 649 voti, Ismail 326. Lei è fuori dal Consiglio, lui ha poche speranze.