Il Pd scopre la bomba profughi solo quando perde

A suon di sconfitte nei Comuni la sinistra si sveglia: «Non abbiamo gestito bene il problema»

Paolo Bracalini

Milano Houston abbiamo un problema, con l'immigrazione. Alla fine il Pd ha scoperto, a suon di sconfitte nei comuni, che per gli italiani l'emergenza immigrazione non è uno slogan da xenofobi ma un problema reale, anche se tutti i sondaggi da mesi lo facevano capire chiaramente (l'ultimo dell'Ipsos pochi giorni fa: il governo sta gestendo bene l'immigrazione? Sì solo per il 34%). Da Lampedusa, dov'è stata sfrattata già al primo turno la sindaca pro-accoglienza Giusi Nicolini, a Genova, Monza, Como e Lodi sotto pressione per i centri migranti, da Sesto San Giovanni col progetto di una nuova moschea ai comuni al ballottaggio di Toscana, Emilia Romagna e Lombardia, le tre regioni con la percentuale record di accoglienza, il trait d'union delle sconfitte dei candidati di sinistra è proprio la questione immigrazione. Chi si è mostrato favorevole al sistema di distribuzione (forzata, decide il Viminale e i prefetti eseguono) dei clandestini, è stato punito dagli elettori. E dopo la batosta, a sinistra è suonata la sveglia, anche se in ritardo.

Persino ad un ex sindaco dell'ultrasinistra come Marco Doria tocca ammettere che «Genova è stata persa anche per il caso migranti», perché «ne abbiamo accolti parecchi e forse qualcuno in più nella ripartizione del ministero dell'Interno» (l'ultimo piano ha previsto che la Liguria dovrà accogliere 6.000 migranti all'anno, di cui il 50% nell'area metropolitana di Genova: 3.000 persone). Mentre la prefettura di La Spezia ha reso noto, proprio nei giorni prima delle amministrative, un bando per l'accoglienza di 1.500 «profughi» da far sbarcare nelle strutture della città. Anche quella persa dal centrosinistra che la governava dal 1992. Probabilmente non un caso.

Il sottosegretario renziano Angelo Rughetti su Facebook si sfoga contro la sinistra che esulta per la sconfitta «perché il loro obiettivo è cacciare Renzi», mentre la grande ambizione del Pd di «modernizzare il Paese da sinistra» deve andare avanti, «riconoscendo però gli errori del passato». E quali? «Immigrazione, disagio sociale, occupazione giovanile ad esempio, sono tre temi che i nostri cittadini considerano ancora non gestiti in modo adeguato». Mea culpa sull'immigrazione anche dal senatore Pd Stefano Esposito, renziano che non le manda a dire: «Penso che abbiamo una questione aperta come centrosinistra e come governo sul tema immigrazione; lo sto dicendo ormai da mesi e ritengo che abbiamo la necessità di affiancare all'ottimo lavoro del ministro Minniti, che da solo non basta, un'iniziativa politica più incisiva» confessa il senatore Pd intervistato da IntelligoNews.

Proprio l'assenza di impegno dal Pd sul tema immigrati-sicurezza a Parma, un nervo scoperto dell'amministrazione Pizzarotti che su quello era molto attaccabile, è stata considerata una prova della resa preventiva dei vertici Pd dal candidato civico Paolo Scarpa, sostenuto (si fa per dire) dai dem. «Fosse venuto Minniti» sospiravano nel suo staff, inutilmente. Il tema è sbarcato anche sulle colonne di Repubblica (seppure sepolto a pagina 31), quotidiano della sinistra accogliente, con un commento sullo «strabismo sui migranti» in Europa. È l'analisi del sociologo Luca Ricolfi, appena uscito con un saggio sulla separazione tra Sinistra e popolo: «Il centrosinistra ha perso sull'immigrazione e insistere sullo ius soli è autolesionismo. Tutti, da Renzi a Bersani, hanno la stessa linea di Papa Bergoglio: accogliere - dice Ricolfi al Fatto - Ma questo fa infuriare la gente, soprattutto gli strati più bassi, perché servono risposte concrete e regole chiare», mentre la sinistra «continua a diffondere un messaggio buonista e in parte continua a negare il problema». Dopo aver perso decine di comuni tra cui 12 capoluoghi anche per le mollezze sul tema immigrazione, sarà più difficile.