Il Pd si spacca sulle adozioni gay: «No a mediazioni, votiamo con il M5S» Ira dell'ala cattolica

Roma Matteo Renzi non ha dubbi: «La legge va fatta subito. C'è discussione, ci sono idee diverse, però è il momento di tirare le fila». Ma i tempi non saranno così stretti, il governo intende prima incassare il via libera della Camera alle riforme costituzionali, previsto il prossimo 11 gennaio. C'è spazio quindi per mediazioni, ripensamenti, polemiche: l'ala cattolici del centrosinistra si prepara alle barricate sulla stepchild adoption. E se il premier dice che su alcuni punti, il più delicati, sarà lasciata libertà di coscienza, il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini ribadisce che il partito è deciso, pur di approvare il ddl Cirinnà, a votare assieme ai 5 Stelle e a Sel. E grillini, spiega Maurizio Buccarella, sono «pronti ad approvare il testo così com'è».I centristi daranno battaglia. «Una legge che tuteli le unioni gay serve - dice ad esempio Paola Binetti - però non può essere la Cirinnà». Da Ap Maurizio Sacconi chiede un «confronto franco e sincero senza penose disonestà intellettuali». Perplessi anche quelli di Scelta Civica. Gianfranco Librandi chiede «una soluzione condivisa, lontana da derive ideologiche che rischierebbero di compromettere l'equilibrio e gli assetti di una maggioranza». Come? La stessa Monica Cirinnà tiene aperta una porta: «Il 22 scade il termine per gli emendamenti e ne riparleremo».Il tema divide anche il centrodestra. Forza Italia non ha ancora una linea unitaria ufficiale. Stefania Prestigiacomo è favorevole alla legge: «Per il nostro Paese è giunto il momento di compiere un passo di civiltà». Per Maurizio Gasparri invece la stepchild adoption «apre la via all'utero in affitto, cioè alla compravendita di bambini». E per il capogruppo leghista al Senato, Gianmarco Centinaio, «le unioni civili sono il primo passo verso una degenerazione».MSc