Il Pd va in pezzi anche in Puglia: 103 dirigenti passano a Mdp

Bepi Castellaneta

Lecce Il Pd riesce a perdere anche quando vince. Almeno così è in Puglia, dove neanche i successi colti a Taranto e Lecce riescono a frenare un esodo di massa scattato proprio all'indomani della tornata elettorale. Nel Salento, infatti, in 103 tra amministratori, dirigenti e semplici militanti del partito hanno deciso di abbandonare il versante democrat per traslocare armi e bagagli tra le fila di Articolo 1-Mdp, la nuova formazione di Roberto Speranza e - particolare tutt'altro che trascurabile a queste latitudini - Massimo D'Alema, non per nulla noto in passato come «il deputato di Gallipoli». Insomma, è lecito parlare di un'autentica fuga dopo la vittoria. Che, almeno per ora, non è destinata a innescare scosse negli equilibri della giunta regionale, ma che certo non lascia dormire sonni tranquilli ai vertici pd. Al contrario, tra i renziani di queste parti il malumore c'è tutto. Tanto più che la presenza non poco ingombrante di un personaggio indigesto al segretario nazionale come Michele Emiliano non contribuisce a rasserenare gli animi. E già a poche ore dal verdetto elettorale il governatore è tornato alla carica intestandosi il successo di Taranto e Lecce, e rilanciando quello che ha battezzato il «modello Puglia», un progetto inclusivo fondato sulle alleanze in contrapposizione alla strategia Renzi che dicono i suoi detrattori - tende invece a escludere.

Comunque sia, il Pd perde pezzi nell'unica regione dove conquista due capoluoghi: Taranto e soprattutto Lecce, dove Carlo Salvemini l'ha spuntata al ballottaggio mettendo fine a ventidue anni di amministrazione di centrodestra. Il successo è stato certificato dai complimenti di Matteo Renzi, ma poi è cominciato il trasloco di massa da D'Alema, che mantiene tutto il suo ascendente in Puglia e soprattutto nel Salento, il suo storico collegio elettorale. E, chissà, non è escluso che si ricandidi.

L'eco dell'esodo in Articolo 1-Mdp è arrivata anche a Roma. «Una bellissima notizia, stiamo costruendo un nuovo orizzonte progressista», dice Speranza. I 103 spiegano che il Pd è ormai il partito di Renzi e non ha più legami con ciò che era in origine. Un concetto caro ad Emiliano che si accinge a varare un rimpasto in giunta da un posizione di forza. E nel Pd si accavallano i timori su possibili nuove fughe: quanto avvenuto nel cosiddetto «laboratorio Puglia» potrebbe essere solo l'inizio.