Pedofilo ucciso, arrestati due sicari La procura: delitto su commissione

La minore abusata si era uccisa. L'omicidio dopo la condanna

Tiziana Paolocci

Un omicidio su commissione per pareggiare i conti. Giuseppe Matarazzo, 46enne di Frasso Telesino, pedofilo e stupratore è stato ucciso per qualche migliaia di euro da due killer. Gli investigatori, che ieri hanno arrestato i presunti assassini, sono convinti che li ha assoldati voleva chiudere una partita vecchia di dieci anni.

Il pastore, infatti, a giugno aveva finito di scontare una condanna ridotta con i benefici di legge a 11 anni e 6 mesi di carcere per violenza sessuale su minore, una ragazzina di 15 anni, che per la vergogna si impiccò a un albero vicino casa il 6 gennaio 2008. Anche la sorella aveva subito le stesse attenzioni da parte di Matarazzo.

La sera dell'omicidio, il 19 luglio, due persone a volto scoperto a bordo di un'auto scura, raggiunsero l'abitazione del pedofilo e gli spararono cinque colpi di pistola. Le indagini dei carabinieri di Benevento ieri hanno portato all'arresto per omicidio premeditato di Giuseppe Massaro, 55 anni, di Sant'Agata dè Goti, e Generoso Nasta, 30 anni, di San Felice a Cancello in provincia di Caserta. Indagato a piede libero anche il padre della giovane suicida, che però non avrebbe rapporti con i due in manette. Da qui il sospetto che ci sia una terza persona tra i sicari o eventuali intermediari.

Di fatto, entrambi disoccupati, Massaro e Nasta svolgevano qualche lavoro saltuario. Eppure il loro tenore di vita abituale era cambiato negli ultimi tempi e questo dettaglio si aggiunge a una serie di indizi gravi raccolti dai carabinieri dal giorno dell'omicidio. L'analisi dei gps, del traffico telefonico e le intercettazioni telefoniche hanno portato i militari sulle loro tracce. Gli investigatori hanno accertato, infatti, che l'auto di uno dei due arrestati si trovava nel luogo del delitto all'ora in cui era stato commesso e un testimone ha riconosciuto la vettura e il suo conducente. Nei giorni precedenti all'omicidio la stessa macchina aveva effettuato sempre lo stesso percorso, elemento che ha portato a pensare alla premeditazione. Allo stato attuale, si ritiene che Massaro uno abbia fornito l'auto, una Fiat Croma intestata a un familiare e l'arma, una pistola 357 magnum, mentre l'altro era al volante. La pistola era detenuta legalmente, ma il sequestro compito qualche tempo fa dagli investigatori aveva messo in fibrillazione Massaro, che al telefono con parenti e amici si era mostrato preoccupato per le possibili conseguenze. «Non credo che i carabinieri arrivino a me - diceva in una conversazione telefonica con un familiare - ma se arrivano a me sono spacciato». Per i mandanti, i sospetti rimangono concentrati sulla famiglia della vittima di abusi, ma questo dovranno accertarlo le indagini.