Peggio della mafia c' è soltanto una certa antimafia

L' espressione, «professionisti dell'antimafia», risale a Leonardo Sciascia, al suo celebre articolo del 1987 contro il carrierismo in nome della lotta ai boss. Ma neppure l'autore di Todo modo avrebbe mai immaginato quello che sta avvenendo oggi: certa antimafia che, parafrasando il plurisfruttato slogan «la mafia fa schifo», fa ancora più schifo della (...)

(...) mafia stessa. Sì, perché il mafioso sai che è mafioso, da lui ti aspetti determinati comportamenti. Ma l'icona antimafia che si comporta da mafioso, o che ancor peggio ha contatti, amicizie, legami coi boss, quello no, è inaccettabile. Perché crea un corto circuito che tutto mescola e tutto distrugge. E in terre come la Sicilia o la Calabria e la Campania, se non puoi fidarti nemmeno dell'antimafioso, cosa resta?

Sta avvenendo sempre più spesso, ovunque, simboli di legalità che passano dagli altari alla polvere. E forse qualche domanda sull'antimafia eletta a sistema, su carriere catalogate come «buone» perché a parole antimafiose, dovrebbe nascere. Perché quello di Rosario Crocetta, governatore icona di Sicilia dopo ben due governatori, Salvatore Cuffaro e Raffaele Lombardo, dimessi a furor di accuse di collusioni coi boss, è solo l'ultimo caso di un sistema antimafia che fa acqua. Che ha fatto, che avrebbe fatto Crocetta, già uscito indenne da un'altra storiaccia non esattamente edificante, quella dei suoi contatti, quando era appena stato eletto sindaco di Gela, con un uomo in odor di mafia poi diventato collaboratore di giustizia, Emanuele Celona? Nulla, probabilmente, da un punto di vista penale. Ma il suo silenzio di fronte alla frase del suo amico medico adesso arrestato sull'allora assessore Lucia Borsellino che «va fatta fuori come suo padre» pesa più di mille parole. E questa volta rischia davvero di costargli la poltrona, oltre che la credibilità di governatore-tsunami di casa in Procura che fa continue denunce e assegna bolli di «mafiosità» a chiunque osi attaccarlo o non essere d'accordo con lui.

«La mafia è un fenomeno umano, e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi una fine». Il celebre aforisma di Giovanni Falcone si adatta perfettamente anche all'antimafia. In Sicilia il «the end» sembra arrivato. Sembra arrivato per Crocetta. È arrivato per un altro uomo simbolo dell'antimafia siciliana, amico peraltro di Crocetta, Antonello Montante, il presidente degli industriali siciliani finito nei guai proprio per mafia nel febbraio scorso, accusato da tre pentiti e costretto a farsi da parte. È arrivato per Roberto Helg, palermitano, presidente della Camera di commercio, che tra un convegno e un'iniziativa antimafia taglieggiava un amico titolare di una pasticceria all'aeroporto di Punta Raisi, quello ribattezzato coi nomi di Falcone e Borsellino. È arrivato per Gaetano Virga, imprenditore simbolo della lotta al racket, cui sono stati sequestrati, per mafia, beni per un miliardo e 600 milioni di euro. Cadono, i finti simboli dell'antimafia, come birilli. E non solo in Sicilia. È di qualche settimana fa, in Campania, la notizia dei guai dell'ex parlamentare dei Ds Lorenzo Diana, pupillo di Roberto Saviano che in Gomorra lo cita come unico politico pulito. Non è indagato, ma un boss lo tira in ballo. Stessa musica in Calabria, dove varie icone antimafia sono finite nei guai.

Pietà, l'è morta, almeno l'antimafia. E il coraggio di dirlo l'hanno avuto proprio i figli di Borsellino, Manfredi, poliziotto, e Lucia, ex assessore alla Sanità di Crocetta dimessasi in polemica. Hanno infatti annunciato che, domenica prossima, ventitreesimo anniversario dell'uccisione del loro padre, non parteciperanno alle manifestazioni, per protestare contro l'«antimafia di facciata». All'anniversario numero 22, l'anno scorso, il loro zio, Salvatore Borsellino, ha abbracciato Massimo Ciancimino, icona antimafia frettolosamente incoronata ( copyright dell'ex pm Ingroia) e poi precipitata nella polvere a suon di inchieste.

Mafia, antimafia. Due facce della stessa medaglia. La prima è ancora viva e vegeta. La seconda forse è al capolinea.