Pelle, ruches e pois La rivoluzione di Ungaro

Puglisi reinventa gli anni '80, genio e poesia da Westwood. La donna cioccolatino di DROme

di

Parigi Nel 1986 Stephanie di Monaco ha registrato una clip per lanciare il suo disco Ouragan. Nel video la principessa fugge inseguita da un elicottero con un'inspiegabile cuffia verde in testa, finisce prima in una specie di bisca clandestina poi sulla spiaggia de l'Ile Aux Cerfs a Mauritius ma soprattutto sfoggia miniabiti in pelle, bikini ridotti ai minimi termini e giacche con le spalle imbottite stile giocatore di Rugby. Da questo autentico guazzabuglio Fausto Puglisi ha tratto la sua miglior collezione per il marchio Emanuel Ungaro di cui è direttore creativo da tre anni a questa parte. «Royal Rebel» esclama poco prima di far sfilare una serie di modelli che distillano il DNA della maison con modernità. Dappertutto compaiono le ruches e i pois, magnifica ossessione di Monsieur Ungaro, figlio di un sarto pugliese fuggito in Francia per antifascismo e allievo prediletto di Cristobal Balenciaga. La pelle mixata all'organza diventa come dice la canzone «irresistible» mentre i colori (turchese, giallo, verde e viola) sapientemente ritmati dal bianco e dal nero chiudono il cerchio di una moda romantica ma non stucchevole. Dello stesso segno la bella collezione di Marianna Rosati per DROme, marchio prodotto nell'azienda di famiglia a Fucecchio, in provincia di Arezzo. Stavolta la giovane designer toscana utilizza una speciale nappa al talco per costruire le sue belle bluse con i nodi al posto delle cuciture e un'incredibile pelle accoppiata con carta di caramelle coreane per intagliare i luccicanti completi pantalone. Notevoli i volant in pelle stretch usati come bandoliera, nastro porta occhiali, vezzosa decorazione su una rigorosa gonna a matita. Marianna sta trattando con la camera della moda francese l'inserimento ufficiale in calendario, un altro talento che Milano non avrà. Ce ne sono tanti, troppi. Prendiamo il caso di Alberto Biani, l'uomo che fa sempre le stesse cose in modo nuovo: il tailoring inglese, l'elegaza decontractè della Costa Azzurra, l'etnico come profumo. Stavolta l'idea è Cuba, que linda es Cuba con tocchi di Giappone e una divina fantasia a margherite trovata in archivio. Presentata in forma statica nella solita galleria d'arte della Rive Gauche, la collezione di Biani è tra le più belle viste finora nel gran tour delle sfilate per l'estate 2017. Peccato che a Milano abbia presentato anche una linea di jeans co designed con la figlia Angela, ma visto il calendario sovraffollato all'inverosimile, è stato impossibile vederla. Stessa sorte avrebbe subito Aquazzura, il marchio di scarpe disegnato dal giovane colombiano Edgardo Osorio che ha scelto di vivere e lavorare a Firenze «perché solo voi sapete fare queste cose» dice mostrando con giustificabile orgoglio i sandali decorati da piume, conchiglie, monetine, tessuti da tappeto esotico, fiori dipinti a mano. Da Mugler il giovane georgiano David Koma presenta una collezione ispirata al mare o, meglio, alle mute da sub in neoprene con cascate di paillettes d'argento che riproducono l'effetto squama di pesce. Vivienne Westwood apre una nuova boutique parigina e per l'occasione una parte della bella collezione disegnata per lei dal marito Andrea Kronthaler viene messa in vendita subito dopo la sfilata di ieri. «Tutto quello che so l'ho imparato dalle donne» spiega lui raccontando che la prima parte della sfilata è dedicata all'Italia e alle italiane, soprattutto alla produttrice italiana del brand che gli ha insegnato un sistema di taglio di Matisse. In più c'è il mare, i covoni di fieno, il blu di una bandiera regalata a Vivienne da Greenpeace e tanta poesia. Da Elie Saab si torna alla disco dance degli anni Ottanta. Invece di Stephanie la donna evocata sembra Wonder Woman con tutte le sue stelle. Neanche un abito da giorno, ma pazienza, all'epoca si viveva all night long.