Pence non molla Donald: "È pentito, io gli credo"

Il vice rimane al suo posto: "È un onore". Ma lo speaker alla Camera, Paul Ryan, si smarca dal candidato

New York - Negli ultimi giorni Mike Pence è diventato oggetto delle lusinghe del partito repubblicano, che lo vorrebbe al vertice del ticket presidenziale. Il governatore dell'Indiana, però, non vuole giocare la parte del traditore, e nonostante abbia preso le distanze da Donald Trump dopo il video reso pubblico dal Washington Post, ha assicurato che rimarrà al suo posto come aspirante vice nella corsa alla Casa Bianca. «È assolutamente falso che io abbia considerato o stia pensando di abbandonare il ticket», ha spiegato in una serie di interviste.

Pence ha criticato duramente le parole volgari e offensive del tycoon sulle donne, definendole «indifendibili»: «Mi sento offeso come marito e come padre», ha commentato sabato in una dichiarazione, accompagnata dalla decisione di non partecipare al posto del miliardario newyorkese ad un evento elettorale in Wisconsin. Una reazione seguita da molte ore di silenzio, che hanno fatto pensare all'ipotesi di un clamoroso abbandono. Dopo il dibattito tra Trump e la Clinton alla Washington University di St. Louis in Missouri, invece, il candidato vice presidente ha scritto un messaggio su Twitter congratulandosi con «il suo compagno di corsa per la grande vittoria nel confronto tv». E parlando con Fox News ha motivato la sua assenza spiegando di voler dare il tempo a Trump di esprimere il suo pentimento.

A suo parere, il re del mattone ha mostrato «umiltà, forza e un rimorso sincero», e la sua speranza è che «gli americani vogliano dargli una seconda possibilità, come ho fatto io». Peraltro, ha ribadito, i suoi commenti «erano parole e non azioni». «Io gli credo e penso al contrasto che c'è tra questo e ciò in cui i Clinton sono stati coinvolti 20 anni fa», ha aggiunto riferendosi alle quattro donne presenti al dibattito che hanno accusato di abusi sessuali l'ex presidente Bill. E per chiudere la questione ha definito «il più grande onore della sua vita» essere stato scelto come aspirante numero due.

Pace fatta dunque tra Pence e Trump, mentre è sempre più netta la spaccatura con lo speaker della Camera, Paul Ryan, che non ha ritirato l'endorsement al candidato Gop, ma ha detto che non lo difende ed è soprattutto concentrato sull'obiettivo di mantenere la maggioranza alla Camera. Per The Donald, tuttavia, era molto importante ritrovare un intesa con il suo vice, da lui stesso definito «l'uomo d'onore» che avrebbe contribuito a unificare il Grand Old Party. Come ha scritto il New York Times, il 57enne governatore è un ex «cattolico democratico» diventato «repubblicano evangelico».

Di origini irlandesi, l'unico in famiglia ad aver rotto con la chiesa cattolica, quando ha accettato la nomination sul palco della Convention di Cleveland ha detto di sé: «Sono un cristiano, un conservatore e un repubblicano, in quest'ordine». Pence, infatti, ha votato per Jimmy Carter nel 1980 ma è poi finito tra le file Gop, avvicinandosi a Ronald Reagan.