Pensioni, esodati e Jobs Act: attacco alla riforma Fornero

Il ministro Poletti e il presidente dell'Inps Boeri confermano forme di flessibilità e la Cgil invoca un tavolo con il governo. Così Renzi accontenta amici e nemici

Roma La manovra di attacco concentrico alla riforma Fornero delle pensioni è iniziata ufficialmente. Il governo Renzi ha utilizzato l'artiglieria pesante, il ministro del Lavoro Poletti e il presidente dell'Inps Boeri, per portare avanti un disegno caro alla sinistra Pd, ma che, al tempo stesso, toglie un argomento di campagna elettorale molto forte sia alla Lega nord di Matteo Salvini che ai grillini.

La flessibilità in uscita con penalizzazioni, ha detto Giuliano Poletti, «è una delle opzioni: il tema è all'ordine del giorno e il punto di riflessione coinciderà con la prossima legge di Stabilità». Il panorama, ha spiegato il ministro, è «molto diversificato» e oltre al problema di chi vorrebbe anticipare il collocamento a riposo esiste quello di chi perde il posto senza avere i requisiti pensionistici. Per queste persone bisogna studiare un ammortizzatore sociale specifico o una soluzione «ponte» verso il pensionamento. «Ci dovremo occupare prima delle situazioni più delicate: non dobbiamo alimentare aspettative», ha chiosato Poletti.

Il ministro ha sfruttato un assist arrivato dalle colonne del Corriere con un'intervista del presidente dell'Inps, Tito Boeri. «Usando il calcolo contributivo, si potrebbero introdurre forme di flessibilità», ha sottolineato l'economista precisando che «prima bisogna convincere la Commissione Ue perché purtroppo i conti pubblici vengono considerati nella loro dimensione annuale anziché sul medio-lungo periodo». La flessibilità aumenterebbe la spesa pubblica: basti pensare che la regolarizzazione a scaglioni degli «esodati» è costata 12 miliardi di euro alle casse dello Stato. È altresì vero che l'uscita anticipata riduce nel tempo l'importo degli assegni, ma è innegabile che si tratti anche di un attacco a Bruxelles che ha chiesto all'Italia maggior rigore sui conti, magari tagliando le pensioni.

Non a caso, la Cgil e così pure gli altri sindacati hanno colto immediatamente la palla al balzo invocando un tavolo con il governo per discutere di «flessibilità senza penalizzazioni». Due piccioni con una fava? Renzi che accontenta amici e nemici, generando pure un risparmio per lo Stato? Non bisogna esagerare: l'eventuale intervento inserito nella legge di Stabilità (e quindi in vigore dal 2016) rischia di essere annullato, almeno parzialmente, dall'aumento dei requisiti che scatterà proprio il prossimo anno. Si tratta di 4 mesi per tutti a causa dell'incremento della speranza di vita e di un anno e 10 mesi per le donne del settore privato in virtù del progressivo avvicinamento all'età di uscita degli uomini.