Pensioni, l'allarme Bce: "L'Italia e la Spagna faranno passi indietro"

I timori europei per la cancellazione della riforma Fornero: serviranno ulteriori sforzi

Non si può dire che l'Unione europea perda mai d'occhio la quadratura dei conti e, in particolare, i cosiddetti «paesi cicala» tipo l'Italia. L'avvento al potere di forze disomogenee, con venature populiste, non ha fatto che aggiungere timori a preoccupazioni già note e conclamate. L'incertezza del quadro politico determinatosi dopo le elezioni del 4 marzo ha fatto il resto, con «i differenziali dei titoli di Stato italiani aumentati considerevolmente dopo il 15 maggio». Si aggiunga pure che la «discrezionalità» adottata nell'accordare una riduzione dei requisiti di aggiustamento (per l'Italia con l'abbassamento dallo 0,6 allo 0,3% del Pil) è stata possibile solo «a scapito della completa trasparenza, coerenza e prevedibilità dell'intero quadro di riferimento». Così il Bollettino della Bce, bacchettando una Commissione Ue evidentemente troppo «morbida», registra in pieno l'ansia tremebonda con cui l'Unione vive l'ennesima, ardua congiuntura economica, nella quale l'applicazione di tariffe commerciali più elevate, «in un contesto in cui si dibatte di ulteriori misure protezionistiche, rappresenta un rischio per le prospettive economiche mondiali».

In attesa degli effetti della «guerra dei dazi», insomma, Bruxelles e Francoforte non possono che esprimere «forte preoccupazione». E se una crescita «solida e generalizzata» è più debole e fragile del previsto (Eurozona dovrebbe confermare il +2% nel 2019), paesi come l'Italia tornano in area «warning» (con una crescita inferiore all'1,3% del 2018). Ecco che, allora, immaginare la cancellazione di riforme come quella pensionistica della Fornero viene diventa per il report della Bce un'autentica iattura. C'è un «alto rischio», registra il Bollettino, che «passi indietro» sulle riforme di paesi come Italia e Spagna mandino a carte quarantotto la tenuta dei bilanci. In pratica, traduce il deputato azzurro Renato Brunetta, l'Europa ci sta dicendo «attenti a mettere mano alla riforma pensionistica, poiché si rischia di creare una voragine che non sarebbe sostenuta dai vostri conti pubblici... Con il piano di rientro dal Quantitative Easing, poi, bisognerà stare attenti perché non c'è più la rete di protezione». E se oggi la spesa per le pensioni si aggira sui 270 miliardi di euro l'anno, la Commissione Ue ha già stimato che nel 2040 per questioni demografiche in Italia dovrebbe salire fino al 18,7 per cento del Pil. Ergo: immaginare una «riforma della riforma Fornero» creerebbe squilibri difficilmente colmabili senza «intraprendere azioni politiche risolute e incrementare gli sforzi di riforme strutturali in ambiti quali pensioni, sanità e assistenza di lungo periodo». L'allarme della Bce, che non registra alcun commento da parte del governo, non viene visto con particolare preoccupazione neppure dal sindacato. «Non è una novità, la Bce non può stupirsi o preoccuparsi se si proseguirà sulla strada di una correzione degli aspetti più rigidi della Fornero», dice il segretario confederale Cisl, Ignazio Ganga. Dello stesso avviso il segretario della Uil, Domenico Proietti: «La Bce può stare tranquilla, i provvedimenti adottati già negli ultimi due anni volti a reintrodurre elementi di equità e giustizia, sono pienamente compatibili con l'equilibrio dei conti pubblici».