Perché il Blasco piace perfino alle signorine in camicetta

«Ma come, vai al concerto di Vasco Rossi? Tu? In mezzo a quel carnaio?». «Come fa a piacerti quello lì?». Sì, in «quel carnaio» oggi ci sarò anche io. Che non mi vesto rock, non ho piercing alla lingua, non mi sono mai fatta una canna e passo la maggior parte delle serate a leggere i libretti della Pimpa alla mia bambina di tre anni. Mai comprato una maglietta di Vasco, mai piazzato la tenda di fronte ai cancelli, mai iscritta a nessun fan club. Però lui ce l'ho nel cuore e, a ogni prevendita, mi ritrovo puntuale davanti al computer con la carta di credito a fianco e il telefono spento per non perdere il momento magico, quello in cui, in una manciata di minuti, 80mila biglietti spariscono. Perché? Perché l'atmosfera dei suoi concerti è qualcosa che ti entra nell'anima e ti fa sentire fragile e vivo, euforico e malinconico. Perché ti trovi a fianco vecchi rocker con la pelata e la bandana, ragazzini che Vasco non l'hanno mai ascoltato in vinile, ma al massimo sull'iPod. Tutti diversi, tutti uguali per qualche ora. Ma uguali sul serio. Con un'intimità che sembra impossibile fra 230mila estranei. Eppure.

Perché Vasco? Perché con un monosillabo sbiascicato è in grado di trasmettere un'emozione. Sintetizza i sentimenti, lui. Tutti in cattedra a cantare cos'è l'amore, cos'è il dolore. Lui lavora per sottrazione, asciuga i concetti, lascia le frasi in sospeso e le rende vere. Le potresti aver dette tu quelle frasi, ragazzino di vent'anni o rocker ormai molliccio di settanta. Vasco non ha in tasca verità con la rima, né insegnamenti in endecasillabi. E per questo diventa diretto. Con il rock ci gioca e ci fa sul serio, ti stende con un assolo stupendo di chitarra e poi vira nell'intimo delle sue insicurezze. Che sono anche le tue. Ha il coraggio di fare a meno della retorica e, tra le righe, ci mette quell'ironia che ti ricorda quanto è sacrosanto non prendersi mai troppo sul serio. Lo ascoltavo da ragazzina con il giradischi e lo seguo anche ora che ho 43 anni suonati e lui è capace di raccontare quella che ero e quella che mi sento ora. E poi dove lo trovi uno che nello stesso album ti mette Colpa d'Alfredo e Anima fragile? Che ha scritto Sally e Vivere? Che ti dice che forse la vera rivoluzione è star seduti sul divano, io e te, a parlare?

Commenti

edo1969

Sab, 01/07/2017 - 18:01

Signora Sorbi, sorbole che bel pezzo che ha scritto. Potremmo andare d'accordo, ho 5 anni più di lei. Peccato che invece a me Vasco ha sempre fatto letteralmente vomitare.

Marco2012

Dom, 02/07/2017 - 12:10

Caro Giordano. Lei esalta qualcuno che certamente ha molto seguito, ma che musicista e cantante non è. Se lei è convinto di quello che scrive significa che di musica ne sa quanto il mio gatto. Vasco rappresenta la quintessenza del nichilismo e i giovani senza ideali, lavoro e futuro trovano in lui il loro rappresentante. La musica non c'entra niente, nemmeno la sua voce stonata e da ubriaco (voluta o reale). Giordano, o lei fa il gioco del padrone per stare a galla, o dovrebbe cambiare lavoro. Se poi apprezza i testi triti e ritriti che lei menziona, significa che le sue letture non sono andate oltre l'uomo ragno.