Perfino i buonisti francesi ora si arrendono: "Dall'islam radicale non è possibile guarire"

Fa flop il sistema di reinserimento dei detenuti estremisti: «Tutto inutile»

Presentato in pompa magna a gennaio scorso, il progetto di deradicalizzazione dei detenuti musulmani doveva essere la risposta pragmatica della Francia al terrorismo di matrice islamica. Individuare un numero circoscritto di candidati in diverse carceri. Trasferirli in «unità dedicate» alla cura psicologica; con l'obiettivo di eliminare il rischio di passaggio all'azione violenta dopo aver scontato la pena. Sulla falsa riga della «bontà imposta» raccontata in Arancia Meccanica, con le dovute differenze, il progetto Upra doveva essere il fiore all'occhiello del premier Manuel Valls e della presidenza di François Hollande (sceso al 4 per cento nel gradimento dei francesi, nuovo record di impopolarità). Ma da subito ha scatenato dubbi e polemiche. Dai luoghi in cui sarebbero stati portati i detenuti: non sempre prigioni, ma ex ospedali in cui sarebbe risuonata la Marsigliese; fino al personale, non così esperto da garantire la sicurezza, visto l'approccio pluridisciplinare voluto dal governo.

Il progetto iniziale si dipartiva su quattro strutture preesistenti a Fresnes (Val-de-Marne, 26 posti), Osny (Val-d'Oise, 23), Fleury-Mérogis (Essonne, 20) e Lille-Annullin (28) per 97 sistemazioni complessive. Poi, d'estate, la svolta da Grandeur: «Lo Stato francese ha l'ambizione di realizzare un'unità di reinserimento specifico riservato ai maggiorenni - annuncia il ministero dell'Interno -. I detenuti riceveranno assistenza psicologica, medica ed educativa attraverso un disimpegno dei processi di radicalizzazione, lo sviluppo del pensiero critico e della cittadinanza con l'apprendimento dei valori della Repubblica».

Ci sono voluti altri due mesi di preparazione (luglio-agosto) per istruire psicologi, insegnanti, infermieri, assistenti sociali. E non tutto è andato per il verso giusto. Il piano prevedeva gruppi di ascolto, ricercatori in loco per la raccolta di dati, dialogo con imam, pentiti coinvolti in azioni terroristiche e vittime del jihad. Una specie di «Cura Lodovico» meno invasiva di quella mostrata al cinema da Stanley Kubrick. A settembre, in una tenuta settecentesca nella Loira a 300 chilometri da Parigi, sono state illustrate le linee guida del primo centro di deradicalizzazione vero e proprio. Per gli ospiti di Pontourny, niente veli o barbe sul mento; candidati alla «guarigione» tenuti a indossare un'uniforme per liberarsi dei segni visibili di una vita precedente; corsi di educazione civica e ippoterapia per potenziali terroristi che di fronte ai primi risultati sarebbero potuti uscire dopo qualche settimana.

Immediate le reazioni: una petizione online per bloccare l'apertura della struttura e il Front National di Marine Le Pen a denunciare come lo «pseudo-centro» non contribuisse a battere il radicalismo. Il governo è andato avanti comunque col progetto Upra e col centro di Pontourny fino a quando, il 4 settembre, due secondini non sono stati aggrediti proprio in un Upra, quello di Osny. Un attacco con un coltello di 25 centimetri «concertato» da un gruppo in deradicalizzazione.

Il detenuto ha ferito gravemente alla gola e ai polmoni una delle guardie. Due giorni fa, la definitiva marcia indietro del governo: «Non esistono vaccini per la deradicalizzazione», ha ammesso il Guardasigilli Jean-Jacques Urvoas. Il progetto Upra è fallito. Per gli ospiti che avrebbero concluso il percorso di abbandono dell'islam radicale durata 10 mesi c'erano anche dei posti di lavoro pronti. Ma il piano che ricorda quello del libro di Anthony Burgess non ha funzionato. Il connubio di un organismo vivente - che cresce, dolce e succosa come l'Arancia - e di un meccanismo freddo come un proto-terrorista è risultato ingestibile.

A oggi in Francia sono 349 i detenuti agli arresti per terrorismo: 90 nell'ultimo anno; 1336 persone in carcere sono già state identificate come radicalizzate rispetto alle 700 del 2015. Abbandonato l'esperimento della «Cura Ludovico» in salsa francese, il Guardasigilli fa sapere che le «unità dedicate» cederanno il passo a sei quartieri di «valutazione del tasso di deradicalizzazione» (Qer). Quattro da aprire nel primo trimestre 2017 negli ormai ex-Upra di Fresnes, Osny e Fleury-Mérogis (dove sarà presente anche un'ala femminile). Altri due a Bordeaux e Marsiglia nel 2018. Si vedrà se la sveglia all'alba, la colazione e la pulizia delle camere alle 8 e 45 sarà servita ancora alle Arance imbevute di islam radicale.

Twitter @F_D_Remigis

Commenti

killkoms

Gio, 27/10/2016 - 09:24

lo hanno capito anche loro,tranne i catsocomunisti de noantri..!

Giulio42

Gio, 27/10/2016 - 10:13

L'integrazione forzata a cui siamo costretti, dovrebbe prevedere il rispetto delle nostre leggi senza nessuna eccezione. Venendo a casa nostra, gli salviamo la vita, li ospitiamo, li manteniamo, li curiamo, gli diamo anche soldi e lavoro quando possiamo. Loro, ci ripagano con odio e disprezzo per la nostra religione e usanze. Le diversità tra noi e loro sono insormontabili come lo sono tra loro e le varie etnie. Vengono da padroni non come esuli.

angelovf

Gio, 27/10/2016 - 10:52

Arrendersi è un grave errore, bisogna tagliargli i viveri, non agevolarli e non permettere di farli entrare negli uffici pubblici, insomma fare intorno a loro terra bruciata. Perché un pakistano clandestino può aprire un negozio, è un cinese? Non si capisce.

moshe

Gio, 27/10/2016 - 10:59

... in Italia purtroppo, tanti deficienti non l'hanno ancora capito !!!

pc64

Gio, 27/10/2016 - 11:47

Veramente una cura ci sarebbe: reintroduciamo le galee, in cui i galeotti erano condannati a remare, ben incatenati.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Gio, 27/10/2016 - 11:49

Mi ricordo una storia su 'Topolino' dove si era predisposto un piano di 'onestizzazione' della Banda Bassotti. Finito il 'piano terapeutico' si organizzò una festa di 'ritorno all'onestà'. Festa, baci e abbracci delle entusiaste autorità coi 'rinsaviti' Bassotti. Salvo poi, al ritorno a casa, trovarsi 'ripuliti' di portafoglio e orologi d'oro!

Ritratto di AdrianoAG

AdrianoAG

Gio, 27/10/2016 - 11:55

Penso che che questa dovrebbe essere una lezione nei confronti di chi persiste ad incentivare la cittadinanza facile per gli islamici.

marco.olt

Gio, 27/10/2016 - 13:02

Infatti!! E se gli integralisti non si possono curare dovrebbe essere compito dei governi rispedirli dal loro creatore

ambrogione

Gio, 27/10/2016 - 13:16

Io credo che basterebbe seguire l'esempio di Mastro Titta.

Fjr

Gio, 27/10/2016 - 13:32

Leggendo questa notizia dovremmo forse consolarci?

Michele Calò

Gio, 27/10/2016 - 13:33

E' una guerra ideologica pseusoreligiosa che dura da 1400 anni. Nulla è cambiato da Poitiers a Lepant. Anzi è peggiorato a causa degli imbecilli buonisti al servizio dei massoni della finanza sionista ashkenazita con base in USA. L'unico modo per combattere questa gentaglia è rimandarli TUTTI in Africa ed in Asia e bloccare ogni ulteriore ingresso.

MarioDeDominicis

Ven, 28/10/2016 - 01:13

Gli islamici devono restare nel loro islam. Al di fuori dell'islam deve essere loro impedito di respirare.