Petrolio in mare: argine in pezzi spaventa la Liguria

La pioggia fa crollare le barriere di contenimento alla foce di Polcevera Delrio: «Ora tutto sotto controllo»

Matteo Basile

Genova «Siamo qui 24 ore su 24, cerchiamo di contenere il più possibile i danni. Di più non possiamo fare». C'è un mix di rassegnazione e determinazione nelle facce dei tecnici e degli operai al lavoro alla foce del Polcevera. Loro, e le barriere mobili montate sul greto del torrente sono l'ultimo baluardo per evitare che il petrolio finisca in mare dopo l'incidente di domenica scorsa, quando un grosso tubo che collega il porto petroli di Multedo alla raffineria Iplom di Busalla è esploso, portando tonnellate di greggio nel greto del torrente.

Un baluardo solido ma non invalicabile. Erano le 9 di ieri mattina quando a causa della pioggia la portata del torrente è improvvisamente aumentata facendo saltare una delle dighe costruite per bloccare il greggio. Ansia, preoccupazione, ore frenetiche, con quell'odore fastidioso che ti entra nelle narici e lo sguardo sempre rivolto a quell'acqua dal colore innaturale. Ore di operazioni intense, aiutate dal meteo che già in tarda mattinata è migliorato finchè le barriere non sono state ripristinate e l'allarme è rientrato. Ma la situazione rimane complicata. Panne assorbenti e barriere fanno da filtro all'acqua mista a greggio, mentre 49 mezzi, 15 cisterne e 4 escavatori pompano il petrolio per strapparlo al mare, distante solo poche centinaia di metri. Quattro le barriere in quattro diverse postazioni, fino al limite estremo del Polcevera dove l'acqua è ancora iridescente. «Ma ora è molto meglio assicurano i tecnici - Quando ha smesso di piovere il peggio è passato. Ci vorrà tempo ma è tutto sotto controllo». A preoccupare è il petrolio che è già finito in mare. Alcune chiazze sono state avvistate al largo di Genova, Savona e Imperia. Ma si tratta di quantità limitate peraltro molto al largo che non dovrebbero causare danni sulle spiagge. Due mezzi navali inviati appositamente da Livorno e Civitavecchia stanno comunque pattugliando il tratto in questione e si conta di prelevare anche quel greggio.

«Stiamo ragionando su un alveo del fiume pulito al 90%. L'emergenza vera e propria è rientrata, le coste della Liguria sono al sicuro, La macchia è diffusa lungo i 28 chilometri di costa tra Genoba e Savona, in un tratto dove le correnti tirano verso la Francia», ha detto il presidente della Regione Giovanni Toti ridimensionando l'allarme ambientale. «Situazione delicata ma sotto controllo», ha confermato il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio via Twitter. Anche l'ammiraglio Giovanni Pettorino, comandante della Capitaneria di porto di Genova, al termine di una ricognizione aerea conferma: «L'allarme è fortemente ridimensionato». Meno «sereno» è invece il sindaco di Genova Marco Doria, protagonista di un duro faccia a faccia con alcuni residenti che lo hanno contestato a Fegino, punto in cui si è verificata la rottura del tubo. Proteste con sit in sulla spiaggia di Pegli, dove ieri si è palesata una macchia di greggio, da parte ambientalisti e comitati di quartiere. «Le dighe di contenimento crollate a Genova? Crolleranno un sacco di cose», ha detto Beppe Grillo. E Salvini: «Il progresso è importante, la tutela dell'ambiente di più».

Mare sotto attenzione, operai vittime del disastro. I 240 lavoratori della Iplom, la raffineria di Busalla tutt'ora sotto sequestro dopo l'apertura di un inchiesta per disastro ambientale, saranno in cassa integrazione a partire dal 6 maggio e vedono fortemente a rischio il loro posto di lavoro. «Non bisogna mettere la sicurezza dell'ambiente in contrasto con l'occupazione, non vi è nessun intralcio tra le due cose» ha commentato Toti. Intanto si fa sera su Genova ma alla foce del Polvcevera si continua a lavorare senza sosta. Quella marea nera è sotto controllo, ma porta dietro di sè una coda di paura che aleggerà sulla città ancora per giorni.