Più case, musei e abitanti Il lato bello dell'Italia in crisi

Dall'occupazione al crimine, i guai non mancano. Ma il Paese resiste E si vedono cenni di reazione, dalla cultura all'acquisto di immobili

P rendiamoci una pausa anche dall'angoscia, in queste ore particolari. Dopo tutto non c'è bisogno del nuovo annuario Istat per sapere che siamo un popolo conciato male, tra disoccupazione stellare e debito stratosferico, tra corruzione spietata e burocrazia demenziale. Di questo si parla stabilmente tutto l'anno, nessuno sente il bisogno di rimarcare. Ci meritiamo una botta di vita, se non è chiedere troppo. Un tuffo carpiato nell'ottimismo. Bisognerà riprendere l'abitudine alle buone notizie, prima o poi.

È proprio scartabellando nel rapporto annuale che si sbatte contro diverse occasioni per tirare il fiato. Bisogna andarsele a cercare, bisogna tirarle fuori dal mare di melma, ma ci sono. Tanto per dire: continua ad aumentare - 2013 sul 2012 - la speranza di vita, per gli uomini da 79,6 anni a 79,8, per le donne da 84,4 a 84,6. Certo è un segnale preoccupante per l'Inps e per il Welfare in generale, con tutti gli effetti contabili che ormai conosciamo a menadito, ma resta indiscutibilmente anche il segnale migliore sulla qualità dell'esistenza in giro per questa stravagante nazione. Persino il timore di diventare una popolazione rachitica e sterile, in via di estinzione, sempre più rinchiusa su se stessa davanti al futuro: distrutta anche questa cupa certezza, in realtà gli abitanti continuano ad aumentare. Siano indigeni o siano immigrati, comunque in un solo anno la salita è dell'1,8 per cento, toccando quota 60.782.668 al 31 dicembre 2013.

E non è finita. Prendiamo pure la casa di proprietà, nota dolentissima di quest'epoca depressiva, l'epoca peggiore per l'idea stessa di casa, per il valore avito di costruirsi il nido, prerogativa tutta italiana tramandata di generazione in generazione. Basta con gli allarmi, basta col raccontarci che ormai gli italiani hanno abbandonato l'idea di farsi la casa: i dati dicono il contrario, contro ogni disfattismo. Alla data del 31 dicembre 2013, chiudendo un'annata pur sempre da lamette ai polsi, possiamo comunque dire con orgoglio che il 73,4 per cento delle famiglie è proprietario della casa in cui vive, contro il 72,4 nel 2012.

E altro ancora. Di leggere libri neanche sotto tortura, perdura ineffabile questa nostra allergia, molto tipica, molto made in Italy , però possiamo vantare rassicuranti segnali di riscossa nel campo più allargato della cultura in generale: più tivù (neanche a dirlo), più Internet, più cinema, più teatro, ma soprattutto più confidenza con i musei e con i luoghi d'arte (38milioni 190mila presenze nel 2013, quasi 2 milioni in più sull'anno precedente).

Si aggiunga che: aumenta la raccolta differenziata (42,3 per cento rispetto al 40 del 2012), calano i divorzi e le separazioni, calano drasticamente gli incendi (meno 65 per cento), calano i «protesti», e calano persino i fumatori (sopravvivono con il 19,5 per cento della popolazione).

Non sono dati da buttarsi nelle fontane e festeggiare fino all'alba, sono soltanto pallidissimi segnali contromano, in questa atmosfera lugubre e funerea che aleggia sul corpaccione malato dell'Italia. Possiamo dirlo con un minimo d'orgoglio: in questo luogo afflitto da duemila problemi, sopravvive una popolazione dotata di energie insospettabili, che continua a dimostrare attitudini uniche alla sopravvivenza, contro ogni logica, comunque e nonostante. Nonostante chi, nonostante cosa, almeno a Natale evitiamo di dircelo. Ne abbiamo il diritto. Ci meritiamo una pausa dalle porcherie e dalla mediocrità.