Più lo mandi giù, più si tira su Blatter di nuovo capo della Fifa

L'unico sfidante si ritira. Così, per la quinta volta di fila, il presidente resta lui. Alla faccia di scandali e mazzette

Il colpo di scena epocale non è arrivato. Anche se in molti sono convinti che Sepp Blatter, rieletto alla presidenza della Fifa per la quinta volta dopo la prima vittoria a Parigi del giugno 1998, non riuscirà a resistere tutti e quattro gli anni del nuovo mandato per l'assedio mediatico-politico che continuerà ad abbattersi nei prossimi mesi. Il monarca del pallone rimane al suo posto come deciso dal Congresso riunito a Zurigo: fumata nera dopo il primo scrutinio con Blatter che arriva a 133 preferenze (ma al quorum di due terzi mancavano solo 7 voti) mentre il suo avversario Alì Bin al Hussein si ferma a 73. Il principe giordano decide così di abbandonare la contesa, sapendo di non avere alcuna chance nella successiva votazione, con il quorum ridotto alla maggioranza (105 preferenze).

La lettura dei flussi elettorali parlano di un golpe fallito da Platini, che è riuscito a spostare solo i voti europei (e non tutti, solo 45 con la Francia schierata con Blatter), quelli del Nordamerica e dell'Oceania. Regge invece il blocco afroasiatico e nemmeno Centro e Sudamerica tradiscono il «dominus» svizzero. Nel suo intervento, Sepp Blatter aveva lanciato un appello al rinnovamento della Fifa, proponendosi come il traghettatore in grado di «riparare» il calcio mondiale dopo il «cataclisma» per condurlo «in un porto» sicuro. In un discorso che ha ricevuto un nutrito applauso e nessun fischio, il 79enne dirigente elvetico ha ribadito l'estraneità della sua gestione alle tangenti: «Gli accusati, se si dimostrerà che sono colpevoli, sono individui, non l'organizzazione». Nell'immediato dunque Blatter è riuscito a contenere la sfiducia che sta però crescendo, nonostante l'importante lavoro diplomatico da lui svolto in vista del congresso. D'altronde alla Fifa, centro di potere, si vota per scambi di potere e il gioco è funzionato benissimo anche stavolta.

L'ultima inchiesta sulla corruzione del massimo organismo del calcio mondiale sta infatti accelerando la discesa di Blatter, politicamente incrinato dalle continue prese di distanza di molti leader internazionali. L'Onu ha fatto sapere che sta monitorando «molto attentamente» la situazione e ha ricordato che nelle sue partnership con la federazione calcistica mondiale non c'è mai stato passaggio di denaro. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha affermato che «è urgente che si faccia pulizia su qualsiasi affare sporco, con trasparenza» e il premier britannico David Cameron è tornato a chiedere le dimissioni di Blatter. E se Obama decide di non commentare la rielezione, mentre il ministro dello sport russo Mutko parla di «vittoria giusta in elezioni democratiche», persino il New York Times vuole la cacciata del presidente Fifa e un riesame dell'assegnazione dei mondiali a Russia (2018) e Qatar (2022) nella guerra ormai aperta dagli Usa al «dominus» della Fifa. Che ora dovrà probabilmente studiare una strategia di uscita prima che l'inchiesta (attesa a nuovi capitoli roventi) e il fuoco nemico lo travolgano.

In una giornata caratterizzata da manifestazioni fuori dalla sede del congresso e un allarme bomba che ha fatto evacuare la sala principale, si registra anche la stretta di mano tra Israele e Palestina dopo che quest'ultima ha ritirato la richiesta di sospendere la prima dalla Fifa ottenendo la creazione di un Comitato congiunto che dovrà affrontare i temi sul tavolo, compreso quello delle 5 squadre israeliane basate nei Territori Occupati. E intanto le autorità qatariote hanno annunciato di essere «a disposizione delle autorità per ulteriori indagini, se ritenute necessarie», precisando di aver mantenuto «i più alti standard di integrità ed etica» nella gara per l'assegnazione del mondiale.