Più potere ai presidi, la minoranza diserta il voto: solo 214 i «sì»

RomaSì alla chiamata diretta dei docenti da parte del preside. È questo il principio che sancisce la frattura nel partito con la minoranza Pd, che chiede le dimissioni del ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini ed esce dall'aula di Montecitorio al momento del voto. Ed infatti l'articolo 9 passa con soli 214 sì. Ma anche se viene bersagliata dalle proteste dentro e fuori dall'aula parlamentare la riforma della Buona Scuola , strenuamente difesa dal premier Matteo Renzi, prosegue a tappe forzate il suo cammino alla Camera, con una maratona notturna nel corso della quale è stato affrontato anche il nodo dell'articolo 10, quello delle 100mila assunzioni.

M5S evoca addirittura Benito Mussolini come «inventore» del superpreside e insinua che con i nuovi poteri assegnati ai dirigenti scolastici «faranno carriera gli amici del preside e dei politici» e dunque farà carriera anche «Agnese, moglie del presidente del consiglio».

I nuovi poteri che la riforma attribuisce al preside sono sicuramente la novità più osteggiata da sindacati e professori. Cortei e sit-in di protesta sono stati organizzati in molte città e un presidio permanente di protesta resterà fino a domani in piazza Montecitorio. Ma la Giannini difende le scelte del governo. «Con l'articolo 9 arrivano nuovi strumenti per l'autonomia, non ci sarà nessun preside-padrone ma un dirigente responsabile e valutato», scrive in un tweet il ministro.

Nonostante alcune modifiche accolte nel testo che hanno in qualche modo circoscritto il potere decisionale del preside per i grillini e soprattutto per la minoranza Pd questo passaggio rappresenta una bruciante sconfitta. È toccato a Fassina intervenire in aula per chiedere il ritiro della norma giudicata gravida di rischi «di discriminazione per orientamento culturale e pedagogico» e soprattutto un attentato «alla libertà di insegnamento». Dentro al Pd in tanti pensano che i nuovi poteri del preside siano una «privatizzazione» della scuola.

«Il rafforzamento del ruolo del dirigente» viene invece apprezzato dalla responsabile scuola di Forza Italia, Elena Centemero: «Votare contro da parte di Forza Italia è stato uno sbaglio perché si tratta dell'affermazione di un principio liberale - dice la Centemero -. Anche se è vero che nel testo non sono stati indicati i criteri con i quali i docenti dovranno essere scelti. Occorrerà quindi definire degli standard che siano validi a livello nazionale altrimenti si lascia troppo spazio alla discrezionalità dei singoli». Tra gli emendamenti accolti anche quello del M5S che in pratica vieta ai presidi di assumere i propri parenti. La chiamata diretta dovrà avvenire infatti «in assenza di conflitto d'interesse avendo riguardo a possibili collegamenti soggettivi e/o di parentela del dirigente scolastico con i docenti iscritti negli ambiti territoriali». Sarà il preside in piena autonomia ad attribuire gli incarichi ma i professori potranno autocandidarsi.