Il piano B del Cav: candidato forzista se salta il patto con il Carroccio

RomaSi avvicina l'ora della verità nella trattativa tra Forza Italia e la Lega. Silvio Berlusconi attende un segnale da Matteo Salvini, un'apertura all'insegna della ragionevolezza, l'offerta di un accordo potabile anche per il partito di piazza San Lorenzo in Lucina. Altrimenti il tavolo della trattativa potrebbe davvero saltare e potrebbe scattare un «piano B», una soluzione alternativa con candidati espressione di Fi.

Della questione alleanze il Cavaliere ieri ha parlato con Roberto Maroni, con il quale ha avuto un incontro ad Arcore. Berlusconi confida nella possibilità di trovare un accordo, ma ritiene sia arrivato il momento di uscire dalla fase tattica, quella in cui si dettano condizioni per il proprio tornaconto politico e sia necessario giocare a carte scoperte. Perché se per il candidato sindaco di Venezia sembra sia stato raggiunto un accordo tra Fi e Lega sul nome di Luigi Brugnaro, imprenditore e presidente della Reyer, la questione del Veneto, della Liguria (dove Berlusconi continua a pensare alla giornalista Mediaset, Ilaria Cavo) e della Toscana deve assolutamente essere risolta, così come il Carroccio deve fare chiarezza sulla Campania. Nelle Regione guidata da Stefano Caldoro, peraltro, pare che ci sia stata un'accelerazione e ci si avvii a chiudere l'accordo anche con l'Udc e quindi con Area popolare.

La questione Lega viene affrontata con parole chiare anche dal «Mattinale», la nota redatta dal gruppo di Fi. «Alleanza appunto. Pari dignità, stima dell'altro, sono condizioni ovvie. A meno che, ma lo escludiamo, Salvini pensi a una nostra sottomissione, a una sorta di califfo unico del centrodestra, con l'adesione a una strategia lepenista come base di un'alleanza stabile». Sul fronte dei fittiani, Altero Matteoli e Denis Verdini si sono fatti carico di una mediazione e sarebbero al lavoro con Francesco Paolo Sisto (fittiano «moderato») per stemperare il clima. L'europarlamentare pugliese continua a ribadire di non voler costituire gruppi autonomi, ma le sue truppe sono divise tra falchi e colombe. Infine Mario Mantovani, vicepresidente della Regione Lombardia, rivela nel corso di un convegno milanese, le ragioni di un silenzio che continua a protrarsi. «Ho sentito il presidente Berlusconi, l'ho invitato a venire qua e mi ha risposto: “Verrei volentieri ma gli avvocati mi han chiesto ancora di restare in silenzio”».