Via al piano risparmi da 20 miliardi nel Paese che è incapace di tagliare

di P rogetti, grafici e una cascata di chiacchiere. Ora, finalmente si dovrebbe - teniamoci stretto il condizionale - fare sul serio. La coppia Renzi-Padoan incontra da oggi i ministri. Non tutti insieme ma uno alla volta. Il compito è delicatissimo. Siamo all'incipit dell'attesissima spending review . Il premier vuole risparmiare 20 miliardi per il 2015 (17 di tagli e 3 di recupero dell'evasione fiscale) e ogni dicastero dovrebbe dare un colpo di forbici del 3 per cento al proprio budget. Chissà, Incrociamo le dita. Il 3 per cento sembra ragionevole ma tagliare in questo Paese è come sfidare la legge di gravità. Passare dalla carta alla carne è quasi impossibile. Finora ci si è fermati alle scalfitture, quasi un solletico al corpaccione della spesa pubblica. L'Italia è allergica alle forbici e alle cure dimagranti. A parole, sono tutti d'accordo, ma poi quando si arriva al dunque scatta la rivolta. Si vogliono eliminare i piccoli ospedali? Ecco che nei cento campanili del Belpaese si sottoscrivono petizioni e appelli, si mobilitano sindaci e parroci, si organizzano presìdi. Dalle case di cura ai tribunali, cambia lo spartito, la musica è sempre la stessa. Per ridurre il numero dei centri giudiziari, il ministero della Giustizia ha dovuto ingaggiare una battaglia epica. Proteste e digiuni, avvocati sui tetti, scene apocalittiche e apocalittiche previsioni sulla vittoria finale della mafia nei territori ormai abbandonati dallo Stato. È così per aeroporti e università, consorzi e comunità montane, che, come raccontavano nella Casta Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, prosperano anche a livello del mare.

Tagli lineari o selettivi? Nel dubbio, amletico, né gli uni né gli altri. «I tagli lineari - aveva detto a Cernobbio Giulio Tremonti - sono gli unici che hanno funzionato». Mah. L'hanno riempito di critiche, per averci provato, e hanno ritentato sul versante di quelli mirati. Solo che non si sa dove mirare: la sanità non si tocca, guai a mettere le mani sulle pensioni, per carità il pubblico impiego è intangibile. E allora, dove? L'Italia, ti rispondono in coro, è tutto uno spreco. Solo che non si riesce ad affrontare un capitolo che sia uno. Il commissario alla spending review , già revisione della spesa ma chissà che l'inglese non faciliti, Carlo Cottarelli ha preparato i suoi dossier, il premier ha nicchiato per mesi, ora promette di fare sul serio, il commissario per il momento resiste, presto se ne andrà come i suoi predecessori Enrico Bondi e Piero Giarda. No, davvero è una fatica di Sisifo togliere il superfluo. Guai ad asciugare un grammo di privilegi. Si farà mai la riforma delle cinque forze di polizia che in realtà sono sette perché alle nazionali vanno sommate le locali? E da trent'anni che si prova a realizzare il sempre evocato numero unico per le emergenze con risultati che sfiorano il ridicolo e cifre a volontà: 112, 113, 118. Non c'è niente da fare: è L'Italia dei cento dialetti, dei cento formaggi e dei cento privilegi.

Da qualche decennio si tagliano gli enti inutili. Inutili per definizione, quindi inaffondabili. Anzi, immortali. Li hanno uccisi almeno cento volte, sono sempre lì, grotteschi come vestiti nella stagione sbagliata, sul punto di essere liquidati da commissari che ammazzano pure il tempo ma riscuotono gettoni su gettoni.

Dal '70 si prova a disboscare la foresta delle province. Che invece lievitano meglio di una torta. L'ultimo tentativo è stato fatto da Monti nel 2012. Ai tempi della sobrietà e del risparmio. Ma le lame sono un'altra cosa. Dovevano sopravviverne solo 43 su 107. Quelle oltre i 350mila abitanti. Poi si è studiata un'eccezione e le eccezioni, come le ciliegie, hanno trasformato l'operazione in una farsa. Via dal cestino gli enti di montagna, via quelli confinanti con un Paese straniero, via qua, via là. È già un risultato che non si sia passati da 107 a 110.

Risultati sconfortanti anche sul fronte dei piccoli comuni. Liste di proscrizione, elenchi sotto la soglia pericolosa, anzi mortale, dei mille abitanti, grida manzoniane. Poi, al solito, la ghigliottina si è inceppata. E tutto si è risolto con qualche svogliato referendum per unificare i servizi. Con calma e con la coda dell'occhio sempre vigile. Il tam tam dell'indignazione è sempre in azione: manifestazioni, boicottaggi, minacce di gesti estremi. L'Italia dei gonfaloni, dei comuni e delle capitali non vuol rinunciare ad uno spicchio, nemmeno infinitesimale, di prestigio, di potere, di gloria. E nessuno vuol essere fregato dal vicino più furbo. Per fare penitenza c'è sempre tempo.