Piazza Affari paga il downgrade: - 1,37%

Male i bancari (-1,7%). Occhi puntati sulla Bce, giovedì la parola a Draghi

Parte col piede sbagliato la Borsa, all'inizio di una settimana densa di appuntamenti in grado di condizionare l'umore dei mercati internazionali. Se l'insediamento ufficiale di Donald Trump rappresenterà venerdì prossimo l'evento clou, l'attesa è anche per la riunione della Bce del giorno prima in cui Mario Draghi è atteso a un confronto - forse anche aspro - con i falchi all'interno dell'istituto sulle linee guida di politica monetaria alla luce della recente risalita dell'inflazione nell'eurozona. Per l'Italia è cruciale il mantenimento del piano di acquisto titoli, esteso di recente fino alla fine dell'anno, seppur con uno shopping che sarà limitato a 60 miliardi al mese a partire da aprile. Lo è ancor di più dopo il declassamento del rating subìto al termine della scorsa settimana da Dbrs.

Un downgrade, che ha privato il nostro Paese dell'ultima A ancora rimasta, responsabile in parte del ribasso accusato da Piazza Affari ieri, un -1,37%. A soffrire della decisione dell'agenzia canadese sono infatti state in particolare le banche (-1,7% l'indice di settore). Sia perché il declassamento è scattato anche a causa dell'elevato livello delle sofferenze, sia perché la perdita del «bollino blu» legato alla solidità finanziaria del Paese avrà l'effetto di impattare sugli sconti che la Bce pratica sui titoli dati in garanzia dalle banche per ottenere finanziamenti. Sconti basati su un requisito indispensabile: che il Paese emittente dei titoli usati come collaterali abbia almeno una valutazione A da parte di una delle quattro agenzie di rating usate come parametro.

Banche a parte, il momento non è dei più propizi per la Borsa, che da inizio anno sconta una flessione dell'1,6%. La vicenda Fca ha ulteriormente complicato un quadro già reso incerto dalle dimissioni di Matteo Renzi e dalle spinte protezionistiche che arrivano dagli Usa. Le recenti dichiarazioni di Trump su Unione europea, Brexit, Israele e Nato hanno inoltre confermato l'imprevedibilità politica del neo presidente. La Federal Reserve è infatti sul chi vive, pronta a prendere misure, ovvero ad aumentare i tassi, per evitare una fiammata dell'inflazione. Il 2017 dovrebbe quindi vedere un ulteriore allargamento della forbice tra la banca centrale Usa e la Bce. Giovedì Draghi dovrà però essere chiaro sul fatto che nessun ritiro delle misure di stimolo è previsto a breve.

RP