Picchiava i bimbi Cacciato l'imam (solo da Treviso)

Le botte alla scuola coranica È stato espulso, ma non dall'Italia

Picchiava i bambini se non sapevano il Corano. Girava con un bastone a punta triangolare e se qualche pargolo non sapeva i versetti alla perfezione erano botte. Sulle braccia, sulle gambe, sul collo. Li colpiva alla schiena, alle spalle, li schiaffeggiava, li tirava per i capelli. I bambini, tutti dai cinque ai dieci anni, erano obbligati a genuflettersi impotenti dinanzi a quel predicatore che poi li picchiava con il bastone di mezzo metro. Bambini seviziati, ridotti a pene corporali. Le bambine quando ricevevano quelle punizioni erano obbligate a tenere la testa bassa in segno di sottomissione. Funziona così. Se non ti comporti da perfetto musulmano vieni punito. E lui, l'imam Omar Faruk, 36 anni, bengalese, li puniva. E lo faceva durante le lezioni pomeridiane di Corano in quei centri islamici a cui l'Italia concede il benestare. Lezioni che duravano fino a tarda notte dove i bambini erano tenuti a biscotti e acqua.

Lui era l'imam del centro islamico di via Gaetano Schiratti a Pieve di Soligo nel Trevigiano. Ad accorgersi delle violenze inflitte sui bambini sono state le insegnanti delle scuole elementari che vedevano sul corpo dei loro alunni lividi e botte. Qualche bimbo aveva crisi di pianto e attacchi di vomito. Ma per i genitori era tutto a posto, fingevano di non capire e quando le maestre chiedevano spiegazioni minimizzavano o negavano. Le docenti, trovando riscontri anche da altri giovani studenti che in passato avevano partecipato a quelle «lezioni», hanno preso in mano la situazione e da lì sono partite le indagini condotte dal gruppo operativo radiomobile dei carabinieri di Vittorio Veneto. Le immagini e le registrazioni audio dei dispositivi piazzati nel centro islamico hanno confermato i sospetti delle insegnanti e i racconti dei bambini che si erano confidati. Se non si imparavano a memoria i versetti del Corano erano botte, senza pietà.

Ora l'imam, indagato per i reati di maltrattamenti a minori e violenza privata aggravati, è stato espulso. Non dall'Italia. Ma cacciato da Treviso. Per lui la misura cautelare, disposta dal gip su richiesta della procura della Repubblica, è il divieto di dimora nella provincia trevigiana. «Non ci stancheremo mai di ripeterlo - ha detto il governatore del Veneto, Luca Zaia - nessuno può scambiare il Veneto per una terra dove si può fare di tutto e delinquere impuniti. Qualcuno parlerà, con il solito finto buonsenso di facciata, delle difficoltà create dall'integrazione multietnica. Noi, invece, pensiamo che persone del genere vadano perseguite e non debbano restare nella nostra terra». A intervenire anche l'assessore regionale all'Istruzione Elena Donazzan. «Auspico un attento approfondimento di questa vicenda, durata e sottaciuta per troppo tempo ha detto -, come pure auspico un'attenzione particolare verso certi centri islamici e le loro attività. Ogni limite imposto e ogni violenza giustificata in nome di altre religioni vanno condannati».