Piccole patrie, sogno rischioso

Un referendum non previsto dalla Costituzione è un abuso

Sgomberiamo il campo dagli equivoci. Un referendum non previsto dalla Costituzione, come quello catalano, non è un'espressione di democrazia popolare, ma un abuso. Per di più quel potenziale abuso, modellato sull'ideale delle piccole patrie, è un sogno pericoloso. Sostituendo la sovranità degli stati nazionali con il modello delle piccole patrie si rischia non solo il tracollo dell'Europa, ma anche delle entità nate dal suo sgretolamento. Le mini-patrie funzionerebbero, forse, in un'Unione Europea con un'autorità e una sovranità di stampo federale, ma questa resta una ipotesi mentre l'attuale modello sovranazionale europeo è evidentemente carente e lacunoso. E la questione catalana, sui cui Bruxelles non sa esprimere un parere, ne è l'esempio.

Ma guardiamo alle sfide globali come l'immigrazione. A chiudere la rotta balcanica e - in parte - quella libica non son stati gli euro-burocrati, ma due stati nazionali come Germania e Italia. Immaginiamoci se a trattare con la Turchia fosse andata la Bavaria e con i libici la Sicilia. E quale sarebbe la forza contrattuale d'una Catalogna rispetto a quella d'uno stato sovrano spagnolo che a Ceuta e Melilla regola con il pugno di ferro, e d'intesa con il Marocco, i flussi migratori? La strage di Barcellona dimostra invece come la disintegrazione di autorità statale e forze di sicurezza aiuti i terroristi. Se Barcellona si fosse attenuta alle regole nazionali sulla sicurezza nei luoghi pubblici e l'indagine sull'esplosione del covo jihadista fosse stata condotta da una forza antiterrorismo centralizzata la cellula dell'Isis non avrebbe raggiunto le Ramblas. E pensiamo allo strapotere dei giganti della rete o delle multinazionali con fatturati superiori a tanti stati nazionali. Nel nome del proprio interesse economico queste entità tendono a sottrarsi alle leggi nazionali attribuendosi il ruolo di interpreti d'un nuovo ordine globale. Una piccola patria anziché contrastare questo strapotere, può diventarne complice. Lo dimostra un Lussemburgo arrivato ad accordarsi con le multinazionali aiutandole a sottrarsi alle autorità fiscale nazionali. E lo spezzatino delle mini-patrie è ancor più pericoloso in un mondo dove Stati Uniti, Cina e Russia lottano per definire un nuovo ordine mondiale. In cui solo le alleanze fra stati nazionali pienamente sovrani possono garantire a noi europei un esiguo spazio vitale.

Commenti
Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Ven, 22/09/2017 - 13:18

La "Padania" di Bossi era solo un lato della medaglia, l'altro è lo Stato della Chiesa che si estenderebbe al centro-sud, però intanto assieme al PD, il Vaticano si mangia le banche e provoca il caos della selvaggia immigrazione in sincretismo con Obama.

ginobernard

Ven, 22/09/2017 - 17:26

La patria non è un sogno ma un ideale O lo senti o no

Ritratto di Omar El Mukhtar

Omar El Mukhtar

Ven, 22/09/2017 - 17:41

La patria (tutte le patrie) è la maggiore oscenità criminale inventata dall'UOMO!

ohibò44

Sab, 23/09/2017 - 11:26

Non sono d’accordo, un referendum, se svolto correttamente, non è mai un abuso. Sarebbe come sostenere che chi era sotto il comunismo e chiedeva libertà di voto stava compiendo un abuso. E’ ovvio che nessuno Stato potrà mai concedere la libertà di secessione ad alcuni suoi territori, sarebbe autolesionismo perla sua classe politica, la stessa che fa le leggi, ma questo non vuol dire che uno Stato i cui confini sono tracciati a colpi di cannone o in base ad assurdi accordi internazionali abbia il diritto di sottomettere i suoi cittadini. Anche la Jugoslavia era uno Stato: si è visto il risultato.

Anonimo (non verificato)

diegriva

Gio, 28/09/2017 - 20:22

Parole Sante. Viva la Spagna Unita!