Pil 2016 in frenata e più debito. A rischio le detrazioni fiscali

L'esecutivo approva il Def, stime di crescita in calo da +1,6% a +1,2%. A maggio il verdetto Ue Renzi assicura: «Niente manovre». L'ipotesi: risparmiare riducendo gli sconti sulle tasse

Roma - Varo sofferto per il Documento di economia e finanza. Il consiglio dei ministri è stato convocato ieri in tarda serata. Limature last minute per un documento che dovrebbe contenere solo dati elaborati dagli uffici tecnici, previsioni sulla crescita, le stime sui conti pubblici e poi il piano nazionale di riforme.

Il fatto è che le cifre che il ministero dell'Economia ha portato al consiglio dei ministri sono peggiori delle previsioni. Ma alla fine sono state confermate.

La crescita del Pil all'1,2%, contro la precedente stima ufficiale che era all'1,6%. L'idea del governo era quella di portare in Europa una previsione dell'1,4%, massimo 1,3%. Quel decimale in meno significa che la correzione, sarà un po' più consistente di quella prevista. Più vicina ai tre miliardi che ai due, visto che l'Italia dovrà rispettare il tetto al deficit del 2,3%.

Correzione fatta per via amministrativa attingendo a risparmi sugli interessi. Il premier Matteo Renzi lo ha sottolineato con forza: «No, non ci saranno altre manovre. In 26 mesi di unione civile non ne abbiamo fatta una. Manovra è un termine che appartiene al passato».

Renzi dà una interpretazione positiva anche della crescita inferiore rispetto a tutte le previsioni delle settimane scorse. Quella revisione prudente «è un fatto di serietà».

Male anche il debito pubblico italiano che, nelle bozze, è dato in discesa al 132,4% dal 132,7% del Pil del 2015. La previsione della precedente nota di aggiornamento del Def era a 131,4%. Colpa dell'inflazione che è più bassa del previsto, ha spiegato il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. In parte si compenserà con più privatizzazioni. «Ci sono varie opzioni che stiamo esaminando», ha spiegato.

Un punto percentuale del quale si dovrà dare conto a Bruxelles. Ieri dagli uffici della Commissione europea non è trapelato nessun commento. Il giudizio arriverà a maggio.

La sfida più difficile è per il 2017. Il premier e il ministro hanno già detto che chiederanno anche per il prossimo anno che sia applicata la flessibilità. L'obiettivo di indebitamento netto è all'1,8% rispetto all'1,1% previsto. Percentuale che «incorpora le clausole di flessibilità ed è in linea con il quadro europeo, è compatibile con il pieno utilizzo delle clausole di flessibilità nel quadro europeo e con le circostanze eccezionali quali il deterioramento globale della crescita e dell'inflazione», ha spiegato Padoan, anche se poi ha ingaggiato una polemica diretta con chi nella commissione europea critica l'Italia per un eccesso di ricorso alle clausole di flessibilità: «Argomento semplicemente sbagliato. L'Italia è il Paese che ottiene più flessibilità perché è il Paese che è più in regola».

Fare quadrare i conti sarà difficile in ogni caso. Il governo nel Def (ancora versione bozza) prende l'impegno a tagliare la spesa per circa 7,2 miliardi nel 2016, 8,2 nel 2017 e 10 nel 2018. Tra le leve per i risparmi che il governo accenna nel Pnr (il Piano nazionale delle riforme) c'è il «monitoraggio delle spese fiscali, propedeutico al loro riordino». Sono le famose tax expenditures, agevolazioni fiscali che rappresentano una delle poche leve utilizzabili dall'esecutivo, anche se politicamente rischiosa. Nella giungla delle «spese fiscali» ci sono detrazioni per le imprese e per le famiglie.

Intanto dall'economia reale continuano ad arrivare segnali negativi. Unimpresa ieri ha calcolato che i risparmi degli italiani sono aumentati di quasi 40 miliardi di euro. Segno che non è tornata la fiducia tra gli italiani e che i consumi vengono sacrificati.