Pirelli cinese vola in Borsa Tronchetti rassicura: «Non ci saranno tagli»

Il titolo sale sopra il prezzo dell'Opa: il mercato punta su un rilancio di Pechino L'ad: «Nessun impatto sull'occupazione»

L'Opa da 7,4 miliardi di euro con cui China National Chemical Corporation assumerà il controllo di Pirelli non basta a Piazza Affari che, per il gioiello tecnologico della Bicocca, chiede di più: il titolo ha chiuso la seduta, la prima dopo l'annuncio dell'Opa, a 15,5 euro (+1,7%), oltre i 15 euro fissati come prezzo per l'offerta totalitaria. Sul mercato si specula sull'ipotesi remota di contro offerte e sulla possibilità, ben più concreta, che si costituisca un fronte di blocco deciso a non cedere le proprie partecipazioni nel gruppo alla cifra offerta.

L'operazione è comunque avviata e ieri il presidente e ad del gruppo, Marco Tronchetti Provera, ha detto che non è una fuga dall'Italia e che permette l'apertura sui mercati asiatici. Inoltre non metterà a repentaglio né l'occupazione né l'italianità della Bicocca. Tronchetti lo ha ribadito in un messaggio ai dipendenti in cui ha evidenziato che gli accordi stipulati «non avranno alcun impatto sull'occupazione» e «ci garantiscono la piena autonomia gestionale, ci assicurano la continuità dell'attuale management e mantengono la nostra sede aziendale e le nostre tecnologie in Italia». Il manager poi, intervistato dal Tg5 , ha sottolineato di aver avvisato per tempo Matteo Renzi dell'operazione e che la reazione del premier è stata positiva.

Tornando al mercato, osservata speciale è la famiglia Malacalza a cui fa capo il 6,98% di Pirelli, ma non mancano altri pacchetti di peso detenuti da fondi e imprenditori. D'altro canto per i broker il colosso tricolore di pneumatici vale di più. Ieri Mediobanca (azionista di Pirelli con il 3,95% del capitale) ha alzato il target sul titolo della Bicocca a 16 euro dai precedenti 14,5. Bnp Paribas ha confermato l'obiettivo di prezzo a 16,5 euro, mentre per Credit Suisse l'alleanza nel settore Industrial prevista dagli accordi con i cinesi potrebbe far volare il titolo fino a 22 euro. Non manca certo chi invita alla calma, come Kepler Cheuvreux che evidenzia i multipli non proprio a sconto dell'operazione (a 15 euro il titolo vale 6,6 volte l'ebitda). Ma in ogni caso è bene tenere gli occhi aperti e non dare nulla per scontato.

Gli accordi raggiunti prevedono, entro l'estate, il lancio di un'Opa su Pirelli a 15 euro per azione (ordinaria e risparmio) ex dividend (e la cedola, secondo Banca Akros, potrebbe arrivare anche a 0,5 euro), da parte di una società di nuova costituzione controllata dalla cinese ChemChina e partecipata da Camfin. Per quanto riguarda l'Opa sui titoli ordinari si tratta di un'offerta obbligatoria che segue la recente riforma del testo unico della finanza (è stata abbassata la soglia al superamento del 25% per le società a grande capitalizzazione). L'obiettivo della newco è comunque il delisting che dovrebbe facilitare la riorganizzazione di Pirelli, lo scorporo della divisone Industrial e la successiva partnership di quest'ultima con Aeolus (controllata da ChemChina), e in seguito, il ritorno sul mercato della redditizia divisione Consumer di Pirelli a multipli superiori rispetto a quelli attuali. Il ritorno in Borsa, inoltre, garantirebbe una redditizia via di uscita a chi volesse lasciare.