A Pisa anche la dinastia rossa è in bilico L'alta affluenza può spingere i moderati

Conti, centrodestra, ha puntato sulla sicurezza e le difficoltà economiche

Andrea Cuomo

nostro inviato a Pisa

Nella città della torre a pendere è soprattutto il dominio progressista che va avanti da decenni. L'ultimo sindaco non di sinistra qui in riva all'altro Arno, risale al 1971: si chiamava Giulio Battistini, era un democristianone locale e regnò appena un mese. Un governo balneare tra luglio e agosto. Poi una lunga sequela di comunisti, qualche socialista, a volte un commissario prefettizio che era un apostrofo rosa tra le parole Pisa e rossa. L'ultimo re di sinistra è stato Marco Filippeschi che è in sella da dieci anni. Non si è potuto candidare per il terzo mandato, e così ha «nominato» uno dei suoi alla successione, il cinquantaduenne Andrea Serfogli, assessore ai Lavori pubblici della sua giunta. E subito qualcuno ha già parlato di Serfilippeschi. Una dinastia, più o meno.

Ma nella torpida e assolata domenica pisana c'è odore di Pisexit. Lo fa intuire il dato dell'affluenza, piuttosto alta alle 19, il 43,6 per cento, cinque anni fa si era poco sopra il 30 ma allora si votata anche il lunedì. Il cambiamento potrebbe partire dal ballottaggio tra Serfogli e il candidato del centrodestra (Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia), l'ex An Michele Conti, 48 anni, che analisti e sondaggisti danno quasi per certo. E se si ripeterà il risultato delle politiche del 4 marzo (31,03 per cento a 30,53 per il centrodestra), il blocco che sostiene Conti potrebbe partire davanti rispetto al blocco progressista, peraltro indebolito da altri candidati a sinistra, come i comunisti Francesco Ciccio Auletta e Paolo Casole e Simonetta Ghezzani di Sinistra Italiana. Ad appesantire la corsa di Serfogli l'onda lunga che arriva da Roma, con il Pd ormai stabilmente sotto quota 20, e l'insoddisfazione dei pisani per un'amministrazione considerata distratta e incapace, che non ha messo a frutto il turismo, che ha avvilito le imprese, che ha fatto di Pisa una città instupidita e per molti perfino insicura. Per i democratici una percezione, per i leghisti un dato di fatto.

Ecco, i leghisti. Sono loro a trainare la coalizione di centrodestra, sono loro a sognare di espugnare l'Arno dopo l'exploit della vicina Pistoia e con il tifo di Susanna Ceccanti, sindaca della vicina Cascina, che va in giro vestita di verde e dice che è giusto che i medici meridionali siano pagati meno di quelli del Nord visto che sono meno bravi. Non la più convincente delle sue idee ma lei si sente ancora attorniata e si comporta di conseguenza. La Lega probabilmente crescerà ancora. Una cosa che è nell'aria, che si respira nella città della Normale.

Il Pd spera nell'attrito, nel fatto che i candidati delle varie liste di sinistra facciano prevalere il cuore e indichino ancora una volta i dem. Così come sperano nel voto di risulta dell'elettorato pentastellato. Il candidato grillino Gabriele Amore sembra lontano da ballottaggio. I suoi voti, stimati attorno al 23 per cento, saranno fondamentali il 24 giugno nella scelta tra Serfogli e Conti. La rivoluzione è vicina, basta attendere.