«Pista corta e brutto tempo hanno tradito il pilota»

L'allarme: dal 2010 sui cargo 46 incidenti mortali

Antonio Bordoni è uno dei massimi esperti di incidenti aerei, che ha raccolto e classificato in varie pubblicazioni, ed è titolare del sito web www.air-accidents.com, che tiene costantemente aggiornato.

Che idea si è fatto, con gli elementi finora a disposizione, del fuori pista di ieri notte a Bergamo?

«Risulta che l'Isl fosse perfettamente funzionante. Isl significa Instrument landing system ed è quell'apparecchiatura che, da terra, guida gli aerei nella fase di avvicinamento, fino all'atterraggio, portandoli all'inizio della pista con i giusti parametri orizzontali e verticali. Pare tuttavia che il Boeing 737 di Dhl abbia toccato a metà pista e non all'inizio. Significa che lo spazio a disposizione è risultato più corto, e le condizioni atmosferiche hanno peggiorato le cose, perché l'acqua sulla pista, effetto del temporale in corso, ha ridotto l'aderenza delle ruote sull'asfalto. La combinazione di questi due fattori ha impedito all'aereo di fermarsi in tempo».

Perchè l'aereo non è sceso a inizio pista, ma più avanti?

«Questo andrà capito. La pista di Bergamo comunque è lunga quasi 3 chilometri, 2.934 per la precisione, e quindi dispone di uno spazio ampio per atterraggi anche con il cosiddetto 'aquaplaning', cioè l'effetto di slittamento. Risulta che i piloti siano rimasti del tutto incolumi, e questo fa pensare che nessuno dei due abbia avuto un malore. Quando un aereo tocca troppo avanti, il pilota deve essere pronto a riattaccare, cioè a riprendere quota. Non è detto comunque che ciò non sia stato tentato».

Il fatto che si trattasse di un aereo «courier», cioè di spedizioni di merci parcellizzate, e non passeggeri, può avere qualche attinenza con l'evento?

«Da un punto di vista strettamente operativo direi di no. Piuttosto, titolare del volo era Dhl, specializzata in questo tipo di spedizioni da corriere espresso, ma l'aereo e l'equipaggio appartenevano alla Asl Airlines Hungary. Questo potrà comportare delle complessità legali riguardanti risarcimenti e assicurazioni».

L'incidente è avvenuto alle 4 del mattino perché le merci volano di notte.

Sì, e questo è un tema delicato. In gergo vengono chiamati 'red eyes flight', i voli con gli occhi rossi. I piloti sono costretti a dormire di giorno e a volare di notte, forzando il proprio organismo a orari che non rispettano il normale ciclo fisiologico del corpo umano, il cosiddetto ritmo circadiano. Questo comporta che la fatica e lo stress siano sempre in agguato.

I voli che trasportano merci, all'ingrosso o al dettaglio, sono più a rischio?

«Dal 2010 gli incidenti cargo fatali, cioè con morti, sono stati 46».

Un numero importante!

«Ma passano abbastanza inosservati. Non voglio sembrare cinico, ma gli incidenti agli aerei cargo, sui quali in genere volano solo i due piloti, fanno meno notizia di un disastro che coinvolge 200-300 persone». PSte