Piuttosto della "M" gialla meglio la "M" di mozzarella

Non mi oppongo certo alle catene, ma devono essere nostrane

Se la ragione continuerà ad assistermi, non andrò all'Expo di Rho-Pero. Lo avevo già deciso per motivi poetici (il grande Orazio con il suo «odio il volgo profano, e lo fuggo» mi insegnò ad evitare gli eventi affollati), architettonici (è il festival dell'architettura senza luogo e senza senso, ci è cascata anche la Città del Vaticano commissionando un padiglione senza croce), infine religiosi (la faccenda ha un retrogusto idolatrico, di culto reso a Gaia inteso come pianeta divinizzato dagli ambientalisti).

Adesso ho un motivo ulteriore ed è la grande M gialla che, mi dicono, sarà la prima cosa che i visitatori dell'Expo vedranno. Ovviamente è la M di McDonald's, la più grande catena di fast food del mondo, talmente a stelle e strisce che perfino nel sito italiano campeggia lo slogan «Great tastes of America».

Non ce l'ho particolarmente con gli Stati Uniti, nessuno può accusarmi di antiamericanismo preconcetto: questo pezzo lo sto scrivendo con sottofondo di Natalie Prass e Sufjan Stevens ossia della musica più quintessenzialmente Usa del momento (credevate che ascoltassi Il Volo?). Se al posto di quella M ci fosse stato un ideogramma cinese o un ghirigoro arabo vi garantisco che l'avrei presa molto peggio. Non sono nemmeno particolarmente contrario alle catene, consapevole di quanto contino le dimensioni oggi: se anziché la M ci fosse stata la G di Grom o la A di Autogrill non avrei avuto nulla da obiettare.

Se poi l'insegna avesse pubblicizzato catene ancor più caratterizzate geograficamente come Mascolo o Maxelà avrei addirittura esultato: amo i dialetti (in questo caso il napoletano e il genovese) almeno quanto il cibo. Non sono nemmeno contrario agli hamburger, anzi, sono ghiotto di quei dischi di carne bovina macinata che patriotticamente preferisco chiamare «svizzere».

E allora, qual è il problema? Il problema è come sempre l'Italia. L'Expo 2015 doveva porsi non l'obiettivo di «nutrire il pianeta» (vasto programma), ma quello, molto più pragmatico, di migliorare la conoscenza del cibo italiano nel mondo. Nonostante le fanfaronate renziane sono pochi i nostri comparti economici che, schiacciati da tasse e normative, non stiano declinando, uno dei pochi ancora tonici è il comparto alimentare e non capisco perché un simile esempio di vivacità imprenditoriale debba essere messo in ombra, proprio quando gioca in casa, da una grande M gialla. Forse però una soluzione ci sarebbe: dipingere quella lettera di bianco e farla diventare la M di Mozzarella.