Pixel sulle gonne da sera E (col genio) Lagerfeld la classe di Chanel è in 3D

Nessun possibile dubbio. Karl Lagerfeld è geniale e sperimentale, riesce ad essere audace e sempre giovane. Lo dimostra appieno questa sua esercitazione haute couture Chanel - «Chanel 3D», era il titolo programmatico. Lagerfeld ha ripercorso alcuni capisaldi della Maison di rue Cambon e li ha come interiorizzati, portati a una pura dimensione geometrica. Le linee degli emblematici tailleur, spesso dotati di spalline da ufficiale, quelle stringate degli abiti longuette, perfino i profili dei paletot a trapezio seminati di migliaia di piume dalle sapienti mani dei laboratori Le Mariée, sono squadrate, militaresche, asciutte, con un lieve sapore anni '20. Un po' Otto Dix, un po' illustrazione di Lepape. Eppure risulta così forte la sensazione di modernità, grazie agli straordinari effetti pixel in 3D che sortiscono dai cangianti e dinamici micro-ricami di Lesage, che vibrano nella trama dei tweed dai colori densi, che illuminano come gocce di rugiada le nere corolle rovesciate delle ampie gonne da sera ellittiche. Niente da dire. Chapeau! Monsieur Karl. Silvia Venturini Fendi, seduta in prima fila tra esotiche e potenti dame orientali dagli improbabili look, applaudiva, sussurrando «Con Karl non ci si annoia mai». Un senso di eleganza come rarefatto, reso intimo, astratto. Contemporaneo, malgrado tutto e soprattutto. Colori che vanno da un verde consunto al cinabro, dai blu cupi fino al nero, con intermezzi di un avorio prezioso dai riflessi madreperlacei. Niente gioielli, niente borse o clutch. E, al solito, una messa in scena pazzesca. La cornice era un casinó déco. Una metafora. Ovvero, ce ne vuole tanta, ma tanta di fortuna per permettersi di vestire Chanel Haute Couture.