Pizzarotti ora si vendica: "L'onestà non è un logo"

Il sindaco di Parma ora si toglie i sassolini dalle scarpe: "Un atteggiamento ortodosso, divisivo e demagogico è sbagliato. L'onestà non è un logo"

Lo avevamo già scritto: per Federico Pizzarotti è il momento dolcissimo della rivincita. Tocca riscriverlo, perché l'ora della rivincita batte di nuovo nel cielo di Parma.

Il sindaco della città ducale espulso dal Movimento Cinque Stelle con un comunicato sul blog di Grillo appena sei mesi fa osserva sconsolato le vicende romane, con l'arresto di Raffaele Marra, braccio destro del sindaco Virginia Raggi, le perquisizioni della Finanza in Campidoglio e le dimissioni tardive dell'assessore all'Ambiente Paola Muraro.

E, togliendosi, più di un sassolino dalla scarpa, twitta velenoso: "#sedutiinrivalfiume La riva inizia ad essere affollata e nel fiume passa tanta bella gente #salvagentinesaurimento". Il riferimento, sulfureo, è ai cinguettii già lanciati a settembre, in cui si offriva ironico di "noleggiare salvagenti".

Su Facebook invece Pizzarotti è meno sarcastico e più riflessivo. Affida i propri pensieri a un post più lungo: "La politica non è la lotta tra i buoni contro i cattivi. La politica è la "cultura del realizzare" al servizio della gente. C'è chi era partito con questo spirito ideale, ma ha poi continuato la corsa con la bava alla bocca e il dito sempre puntato, dividendo l'Italia tra il noi e "gli altri". Questo atteggiamento, sbagliato e ortodosso, ora si ritorce contro chi tempo fa non ha mai voluto ascoltare una mia sola parola."

"Ma soprattuto - prosegue il sindaco di Parma - è un atteggiamento che non insegna niente a nessuno, men che meno ai giovani. L'onestà non è un logo, né un marchio e nessuno può fregiarsene solo a parole. La politica, invece, non è divisa in compartimenti stagni, da una parte il bianco e dall'altra il nero, ma terra da arare con la discussione e il confronto. Costruire solo con la demagogia, rende deboli le fondamenta di qualsiasi struttura."

Un monito contro il manicheismo e a favore del garantismo che forse andava ascoltato prima.