Il pm antimafia truccava i registri dell'Università: condanna a un anno

Gianpaolo Iacobini

Reggio Calabria Anche i giudici piangono. La scure del Tribunale di Reggio Calabria s'è abbattuta su Alberto Cisterna, già numero due della Direzione nazionale antimafia e sostituto in forza alla Dda reggina prima di essere trasferito alla sezione civile del Tribunale di Tivoli per le vicende legate alla gestione del pentito Nino Lo Giudice, che gli costò un'accusa per corruzione in atti giudiziari poi cancellata dall'assoluzione.

Non gli è andata altrettanto bene, penalmente parlando, per quanto riguarda l'inchiesta in cui si trovava a dover rispondere di falso. La Procura gli ha contestato l'accusa di aver attestato nei registri didattici dell'Università Mediterranea di aver svolto lezione, in veste di docente, nell'anno accademico 2009-2010, pure in periodi dell'anno in cui si trovava in realtà lontano dalla città dello Stretto. Per questo la Procura aveva chiesto una condanna a 2 anni e mezzo. Il giudice Valeria Fedele ha usato clemenza, concedendo il beneficio della sospensione della pena ed infliggendo un anno di carcere a lui e 16 mesi di condanna alla sua ex assistente universitaria, che stando a quanto emerso dal processo, all'epoca non aveva ancora maturato i titoli necessari per accedere all'insegnamento.