Il pm: «Schettino merita più di 20 anni»

L'ex comandante sul banco dei testimoni: «Con l'inchino presi tre piccioni con una fava. Era un omaggio»

Grosseto«Condannate l'ex comandante Francesco Schettino a 22 anni di carcere». La richiesta non è stata ancora formulata in aula ma, anticipata, durante una pausa del processo a quello che ormai è diventato per tutti «Capitan naufragio», dal Procuratore di Grosseto, Francesco Verusio, che ha spiegato quelle che sono le intenzioni della Procura. Lo show per il principale imputato dell'affondamento della Costa Concordia (32 morti, il 13 gennaio del 2012) è finito: Schettino da Meta, ieri è stato interrogato per la prima volta nella sala del Teatro moderno, trasformata in un'aula di giustizia. All'interrogatorio è stata associata la proiezione di schermate sulla rotta e audio tratti dalla «scatola nera», con le frasi intercettate in plancia di comando. La Procura ipotizza che il prossimo mese di gennaio (e cioè a tre anni esatti dalla tragedia) potrebbe essere emessa la sentenza di primo grado.

Il pm Alessandro Leopizzi ha iniziato l'esame dell'imputato partendo proprio dalla vicenda che poi ha provocato il naufragio e cioè l'«inchino». Infelice, anche nel modo di esprimersi, la spiegazione di Schettino: «Ho preso tre piccioni con una fava». Una sorta di omaggio a tre figure importanti per Schettino. Il suo maestro, l‘ex comandante, oggi in pensione, Mario Palombo (residente al Giglio), il maitre, Tievoli e, la stessa Costa Crociere, anche se, della sua ex compagnia non ne pronuncia il nome. Spiega ancora Schettino che l'inchino «è una questione commerciale. La gente del Giglio da terra scatta delle foto e anche i passeggeri possono fare lo stesso passando accanto all'isola. Sono gli stessi ospiti a chiedercelo, come fecero alcuni turisti francesi all'ora di cena». L'imputato ha poi negato che il «saluto» sia stato «un favore alla moldava Domnica Cemortan», la hostess che, secondo l'ex comandante, si trovava invece in plancia di comando con il maitre Tievoli, al momento in cui la Concordia andò a sbattere contro gli scogli. Schettino ha sostenuto che durante le crociere può capitare che gruppi di turisti siano ammessi a visitare la plancia. Poi ha ammesso che dell'«accostata» non aveva avvertito la sua compagnia.

All'ex comandante della Concordia ha poi replicato duramente il legale della Costa, avvocato De Luca, il quale ha ricordato che «il pubblico ministero gli ha contestato che risulta strana una manovra di tipo commerciale fatta a quell'ora, in pieno inverno, senza avvertire la popolazione, né gli ospiti della nave. Evidentemente la sua affermazione lascia un po' il tempo che trova. Evidentemente, la detenzione, gli arresti domiciliari, hanno logorato Schettino. Credo che la sua difesa questa mattina sia molto debole».

Come in parte aveva già fatto, l'imputato ha scaricato quasi tutte le colpe del naufragio sui suoi collaboratori e, in particolar modo sul suo secondo, Ciro Ambrosio. Nel corso di un filmato girato da «terra» si vede Schettino ancora in divisa, con le mani in tasca e in equilibrio sulla nave già inclinata. Una scena che mette in dubbio il racconto di Schettino, secondo cui non abbandonò la nave di propria volontà ma finì in acqua a causa del precario equilibrio in cui si era venuto a trovare.