Poletti-Mannoia, lite sul lavoro tra vecchi comunisti

Lui è il ministro del Lavoro ed ex numero uno delle cooperative rosse. Lei cantante impegnata, sempre schierata a sinistra ma ora idolo dei grillini. Giuliano Poletti e Fiorella Mannoia, vista la comune militanza filocomunista avrebbero più di un motivo per andare d'accordo e invece, tra i due, è quasi rissa.

Succede che il ministro lanci l'idea: «I nostri giovani durante l'estate dovrebbero abituarsi al lavoro, magari facendo volontariato». Vade retro! La Mannoia esplode. Lei di sinistra, se la prende col ministro di sinistra, su un tema classicamente di sinistra. D'altra parte da un po' di tempo la Mannoia ha scaricato la «sua» sinistra assumendo posizioni vicine ai 5 Stelle, diventando punto di riferimento del Movimento. E scoprendo una vena da tuttologa. La cantante rossa, ormai solo di capelli, ha preso posizione su tutto: dall'Ilva di Taranto alla lotta alla mafia, dai privilegi della politica alla lotta all'immigrazione, con quel populismo inconcludente tipico dei cinque stelle.

E allora, dagliela al ministro: «La gente lavora tutta la vita. Andate a lavorare voi che da una vita vivete con lauti stipendi pagati da noi. Andateci voi a fare volontariato. Il lavoro si paga!», ha scritto la cantante su Facebook . E il web è diventato un tripudio di grillini castiga-politici festanti. Il giorno dopo Poletti, informato della reprimenda della Mannoia, si è sentito in dovere (perché poi?) di giustificarsi. «Non ho mai pensato di mandare a lavorare gratis nessuno, il volontariato è una scelta libera. Il lavoro è lavoro e deve essere regolato, pagato e tutelato». Normale replica, anche se può sembrare strano che un ministro della Repubblica debba replicare all'opinione di una cantante. Finita qui? Neanche per idea. Fiorella nostra, caricata a molla, si sente in dovere di controreplicare, sempre via Facebook , lanciandosi in un'invettiva contro il lavoro gratuito, gli stage non retribuiti e altre frasi da bar sport.

Un compagno, evidentemente, non è per sempre. Ma fatta salva l'ovvia libertà di parola, un ministro deve per forza replicare pubblicamente a una cantante? Forse meglio «quello che i ministri non dicono». Ma che in molti pensano. Un bel «chissenefrega» ci sarebbe stato benissimo.