Popolari primi, Podemos sfonda: Barcellona all'estrema sinistra

Il Pp di Rajoy avrebbe preso 9 regioni, ma non tutte con la maggioranza assoluta. La candidata sindaco anti-sistema vince in Catalogna, testa-testa a Madrid

Questa volta era una corsa a quattro, con contendenti vecchi - il Partido Popular del premier Rajoy e i socialisti del Psoe - e nuovi - Podemos da sinistra e Ciudadanos da destra quasi allineati ai blocchi di partenza. Il traguardo appeso ai decimali. Perché nel rinnovo dei parlamenti locali di 13 regioni e 8.122 comuni spagnoli, compresi la capitale e grandi città come Barcellona, Valencia e Siviglia, a pesare è stata soprattutto l'indecisione, che ha reso l'esito incerto fino alla fine.

NUMERI E POTERE

Era l'effetto previsto della nuova, frammentata situazione politica spagnola: chi ottiene più voti non è per forza il vero vincitore. Il Pp resta infatti il partito più votato (26,6% in base agli scrutini effettuati fino alle 22.45 di ieri), ma perde molto consenso territoriale. E, soprattutto, la maggioranza assoluta in regioni di rilievo come la comunità valenciana. Mentre il Psoe è dietro di un soffio, con il 25,23%. L'unica strada - finora mai vista a livello locale - sarà quindi quella degli accordi ex post per formare una coalizione. In questo scenario il potere alberga nelle mani della formazione in grado di fare da ago della bilancia della governabilità: Ciudadanos in testa, che con le sue posizioni progressiste nelle politiche sociali e liberali in quelle economiche è in grado di appoggiare ora il Pp ora il Psoe. Una dinamica, questa, che potrebbe ripetersi anche in autunno, con le elezioni politiche che rinnoveranno il Parlamento nazionale, e prima ancora in Catalogna, dove si vota il 27 settembre.

NIENTE EFFETTO CAMERON PER IL PP

Il premier Rajoy ci sperava, ma non è successo: il suo Pp doveva difendere lo status quo, invece ha tenuto solo in nove comunità autonome: Galizia, Cantabria, Castilla y León, Castilla-La Mancha, Madrid, La Rioja, Valencia, Murcia e le Baleari. I socialisti prendono Andalucia, Asturie, Extremadura e Aragona. Non sono bastati i dati economici positivi, come il Pil in crescita da diversi trimestri (+0,7% a fine 2014, +0,9% da gennaio 2015): nel mondo del lavoro la situazione resta drammatica, con un tasso di disoccupazione del 24% e quasi un giovane su due senza impiego. E queste forti disuguaglianze hanno pesato alle urne.

LE DUE CITTÀ CHIAVE

La forza di Podemos si è vista soprattutto nelle due città su cui tutti gli occhi erano puntati. Nella capitale è stata sul filo del rasoio la sfida tra due donne illustri: la presidentessa del Partido Popular Esperanza Aguirre e Manuela Carmena, magistrato in corsa per AhoraMadrid, lista comunale appoggiata dal partito anti-sistema di Pablo Iglesias. Un testa a testa durato fino alla fine, scheda dopo scheda. Alla fine, seppure per una manciata di voti, era in testa Aguirre, che uscendo dal seggio aveva twittato: «Queste sono elezioni trascendentali», invocando lo Spirito Santo affinché guidasse gli abitanti nella scelta. Se l'appello divino funziona il PP resta il partito più votato a Madrid, come accade da ben 24 anni. A Barcellona invece, dove l'affluenza ai seggi è stata di oltre sei punti percentuali superiore alla precedente tornata, alle 23 di ieri sembrava averla spuntata l'ex attrice Ada Colau, della lista Bcomù sostenuta anche da Podemos. L'outsider avrebbe soffiato il posto al sindaco uscente Xavier Trias, del movimento indipendentista Convergència i Unió: un esito che potrebbe far sfumare il sogno autonomista catalano, come aveva fatto trapelare alla vigilia anche il presidente del Parlamento Artur Mas, che di quella causa si era fatto alfiere, seppure con qualche incertezza.

IL CASO VALDEPIÉLAGOS

In questo pueblo di 571 anime, ha raccontato El Paìs , vige un sistema unico a livello locale: senza candidature ufficiali, tutti i cittadini sono eleggibili. Ognuno può esprimere fino a 7 preferenze, chi ne raccoglie di più - e accetta l'incarico - diventa sindaco. Così ieri pomeriggio veniva già riconfermato il sindaco uscente, Juan Pablo Herradas, non legato a nessun partito. E scelto già nel 2011, quando l'unica alternativa formale era la lista presentata da Izquierda Unida, che raccolse zero voti: nemmeno il suo candidato votò per sé stesso. Del resto è carica poco ghiotta: a Valdepiélagos né il sindaco né i suoi consiglieri percepiscono un euro.

Twitter @giulianadevivo

Commenti
Ritratto di VT52na

VT52na

Lun, 25/05/2015 - 09:39

... dirigenza Ue dai "culi flaccidi" ... la dittatura (democratica) della Ue sta per crollare ??? ...

Paparosso

Lun, 25/05/2015 - 09:49

Com'è che non riuscite a capirlo ? 1. Podemos NON è estrema sx ,è sx moderata 2. quando i governi ( da Rjoy a Renzi a Samaras ) decidono di affamare la povera gente con la scusa di salvare l'economia ma in realtà salvano solo i potentati ( dagli imprenditori monopolisti ai politici alle varie lobbies , avvocati, banche ecc... ) è ovvio che vinca la sinistra OVVIO !!!! 3. il JA è una riforma di destra neanche liberale ma liberista ,che affamerà e esaspererà la gente..........e poi cosa credete che succeda ? la stessa cosa ceh è successa in Grecia : dopo che Renzi/Samaras avrà finito di spolpare la povera gente (gli stessi che li votano autolesionisticamente = tipico italiano ) vincerà M5S ( come è avvenuto in Grecia e come sta avvenendo in Spagna )

Ritratto di luigipiso

luigipiso

Lun, 25/05/2015 - 10:51

Quando si supera il limite della decenza la gente si rivolge alla sinistra e non ai liberal liberisti. Mi sembra giusto e sopratutto logico