Premier sempre più giù: la fiducia scende al 35%

Il sondaggio Piepoli stanga Renzi, neppure le promesse su tasse e Imu riescono a risollevarlo. E persino i suoi ministri fanno meglio di lui

I l momento d'oro delle elezioni europee del maggio del 2014 ormai è soltanto un pallido ricordo. Il Renzi di allora si sentiva il vento in poppa. Forte del risultato delle urne (il suo Pd aveva raccolto il 40% dei consensi), il presidente del Consiglio poteva crogiolarsi con un favore popolare che toccava il 67%. Da allora, in verità, le cose hanno preso una piega diversa dalle aspettative. Governare, si sa, logora. Soprattutto l'immagine di chi deve affrontare crisi strutturali e globali, e di chi deve chiedere sacrifici agli elettori-cittadini.

Però da quei gloriosi giorni del maggio 2014 le corsa renziana ha preso una china inaspettata. Il favore dei consensi da allora è progressivamente diminuito. Fino a toccare adesso il minimo «storico» del 35%, secondo quanto stimato dall'istituto diretto da Nicola Piepoli e pubblicato ieri in anteprima dalla Stampa . Il nostro premier non fa una gran bella figura nemmeno a livello europeo. Soltanto il presidente francese Francois Hollande raccoglie meno di lui (22%). L'inglese David Cameron e la cancelliera tedesca Angela Merkel sono ormai lontani con rispettivamente il 46 e il 56%. Mentre svetta l'astro di Alexis Tsipras al 61%. Il premier si è vantato a lungo di essere colui che fa la differenza, guardando dall'alto verso il basso anche il favore registrato dal suo stesso partito. Un tempo la differenza tra i consensi raccolti dal segretario e quelli raccolti dal simbolo Pd era enorme. Oggi è quasi impercettibile visto che il Partito democratico resta primo in Italia con il 33,5% (seguito dal Movimento 5 Stelle che si ferma al 24,5). Ma il logorìo dell'immagine dell'inquilino di Palazzo Chigi è più veloce di quello che colpisce i suoi colleghi di governo. Infatti, stando sempre ai dati raccolti dal sondaggio di Piepoli, la «stella renziana» non sale nemmeno sul podio. Al contrario è precipitata tanto in basso da finire quasi fanalino di coda (se non fosse quest'ultimo un posto da tempo occupato dal ministro degli Interni Angelino Alfano). Praticamente tutti i suoi «uomini» fanno meglio di lui. Il più rassicurante, almeno per l'opinione pubblica nostrana, risulta essere Pier Carlo Padoan (titolare del dicastero dell'Economia), forte del 53%. Lo segue a ruota un'altra figura pacata e moderata come quella del titolare delle Infrastrutture, già sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Graziano Delrio raccoglie, infatti, il 52%. Sotto di lui la «strana coppia» Maurizio Martina-Dario Franceschini con il 50 per cento. E poi ancora Beatrice Lorenzin (45%), Andrea Orlando, Maria Elena Boschi e Roberta Pinotti (tutti al 43%). Anche Paolo Gentiloni (ministro degli Esteri) e Marianna Madia (Pubblica Amministrazione) fanno meglio del premier (rispettivamente 42 e 39%).

Insomma, Matteo Renzi è in caduta libera e, almeno apparentemente, il verso non cambia. Tanto che i suoi ultimi annunci (taglio dell'Imu sulla prima casa per il prossimo anno e poi ancora taglio delle tasse sul profitto d'impresa dal 2017 e taglio dell'Irpef dal 2018) non sono riusciti nell'ardua impresa di invertire la tendenza. Ne è prova un altro recente sondaggio, targato Ipr Marketing e commissionato dal Tg3 . Proprio alla domanda sulla promessa avanzata dal premier di tagliare la tassa sulla prima casa a partire dal prossimo anno le risposte hanno mostrato un'opinione pubblica tutt'altro che rassicurata. Il 42% hanno mostrato al contrario la paura che le tasse, in generale, non faranno che crescere. Solo il 16% del campione intervistato ha mostrato fiducia nell'ottimismo del premier mentre 30% ha dichiarato che non è affatto convinto circa una futura riduzione della pressione fiscale.

Per consolarsi, Renzi può osservare la parabola discendente di un altro protagonista della nostra politica. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha perso ben 14 punti percentuali dall'ultima rivelazione (Piepoli). Però resta sempre lontano dal Renzi col suo 61%.

di Pier Francesco Borgia

Roma

Commenti
Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Gio, 30/07/2015 - 17:31

Col Governo di Berlus a Milano davanti alla stazione Centrale c'era un bel tabellone elettronico con giorni, ore, minuti e secondi, che mancavano all'entrata in funzione dell'Alta Velocità Ferroviaria. Per contro oggi ci vorrebbe un analogo tabellone che indichi da una parte il debito che sta facendo Renzi, e dall'altra giorni, ore, minuti e secondi che mancano alle elezioni del 2018.