Il premio al dovere è la resa dello Stato

Quanto viene al chilo il senso civico degli italiani? A giudicare dalle ultime politiche del governo, è un articolo in saldo

Quanto viene al chilo il senso civico degli italiani? A giudicare dalle ultime politiche del governo, è un articolo in saldo, tremendamente demodé. Perché dopo i bonus piovuti su ogni categoria - dai lavoratori dipendenti ai diciottenni, dagli insegnanti alle neo-mamme - ora arrivano gli incentivi. Non quelli a ristrutturare casa o a cambiare auto, utili al progresso e convenienti per i singoli. No, la nuova idea è quella di incentivi statali per chi fa semplicemente il proprio dovere. Con buona pace del significato stesso della parola «dovere».

È dell'altro giorno l'ipotesi di una lotteria mensile tra gli scontrini emessi, così da convincere i commercianti a rilasciarli e i clienti a chiederli. È di ieri il piano per assicurare bonus di migliaia di euro alle agenzie interinali - pubbliche e private - per ogni disoccupato a cui sarà trovato un impiego fisso. Riassumendo: premi a chi paga le tasse e a chi fa il suo lavoro. Che per carità, in un Paese dove evasione fiscale e scarsa produttività sono drammi, è comprensibile cercare soluzioni fantasiose. Il problema è che le ricadute effettive sono teoriche, mentre immediata è la sensazione di ritrovarsi in un Paese mentecatto che senza mancette non muove neppure un muscolo.

Perché incentivare (tra l'altro con denaro pubblico) chi banalmente si comporta da buon cittadino significa aver rinunciato a pretendere dagli italiani un'etica individuale spontanea. È lo Stato che ammette di aver fallito: il senso civico si crea col buon esempio, pagando i fornitori della Pubblica Amministrazione, imponendo un fisco equilibrato, promuovendo non solo a parole la meritocrazia. Lo Stato che non sa dare il buon esempio, banalmente «compra» il rispetto delle regole dei cittadini con ricchi premi e cotillon. Una miope vittoria di Pirro, che non risolve quello che - per Montanelli - era un atavico male italiano: «Una volta stabilite tutte le regole, ne mancherà sempre una: quella che nella sua coscienza fa obbligo a ogni cittadino di rispettarle».

Le tasse si pagano perché è giusto farlo, non perché si può vincere un microonde o un viaggio alle Seychelles; e chi di mestiere cerca un lavoro ai disoccupati lo fa perché è regolarmente retribuito, non per il bonus. Altrimenti tanto vale premiare pure chi non ruba le auto e chi non dorme in ufficio. Sono due fenomeni che si chiamano senso civico ed etica professionale, che teoricamente sarebbero come il coraggio di Don Abbondio, se uno non ce li ha, non se li può dare. Però magari li può vincere alla riffa di Stato.