«Prendiamo il coltello e tagliamo le teste» Era tutto premeditato

I killer avevano annunciato l'attentato sui social Adel non era sorvegliato «perché sotto inchiesta»

Andiamo, che ci vuole? «Prendi un coltello, vai in una chiesa e fai una carneficina. Magari tagli due o tre teste», giusto per farci la mano.

Un gioco da ragazzi, in effetti. Come il diciannovenne Adel Kermiche, l'assassino del povero parroco di Saint Etienne-du-Rouvray, vicino Rouen e il suo co-equipier, Abdel Malik Petitjean. Il disinvolto virgolettato che avete letto qui sopra è uno dei messaggi audio diffusi dal killer Adel sul social Telegram a una cerchia ristretta di circa 200 persone. File audio che nella proterva, allucinata visione di un comprovato psicopatico che aveva avuto a che fare con psicologi e psichiatri fin da ragazzo, avevano per obiettivo i «crociati».

Ma come sia stato possibile, per una delle migliori polizie europee scoprire questi file «dopo», e non «prima» dell'attacco è uno dei misteri dolorosi di un apparato investigativo che invece di avere tutte le orecchie elettroniche al vento (dopo gli attacchi che hanno messo proprio la Francia nel collimatore dell'Isis fin dall'anno scorso) e spioni ad ogni angolo di strada ha fatto fa- acqua da tutte le parti.

E non solo l'apparato investigativo. Ecco infatti il simpatico scaricabarile tra Patrick Calvar, direttore dei servizi segreti interni francesi (Dgsi) e la magistratura, come sempre molto (troppo?) garantista. Accade infatti che se un sospetto finisce sotto la lente della magistratura, i servizi devono subito interrompere la sorveglianza «per non ledere il diritto della difesa».

C'est fantastique! ha commentato ironicamente il parlamentare Pierre Lelouche. «In altre parole, ogni buon terrorista chiederà di essere incriminato». C'est fantastique, avrà pensato anche il sicario dell'Isis, Adel lo squinternato, che girava col braccialetto elettronico alla caviglia impostogli dal giudice, ma senza nessun gendarme a rompergli i cosiddetti nei dintorni

Nei file audio sequestrati, e finiti al settimanale L'Express, Adel, il pazzo sanguinario di Allah, si lustra idealmente le unghie sulla maglietta, tirandosela da eroe in divenire. Ecco infatti i suoi piani spiattellati alla «cerchia». In un altro messaggio, Adel racconta ai «magnifici 200» dell'influenza che ha avuto su di lui uno cheikh incontrato in carcere, e dei suoi tentativi abortiti di raggiungere la Siria. Un cerchia di oltre duecento adepti fa la bellezza di quattrocento orecchi.

Ma, signori della gendarmeria e della magistratura francese: possibile che fra tanti orecchi non ce ne fosse anche solo uno di poliziotto intento ad ascoltare i deliri di un pezzo di disgraziato già inquadrato come potenziale terrorista?

E che dire del camionista assassino di Nizza, già inquadrato dalle telecamere a Ventimiglia, al tempo della crisi dei migranti che dall'Italia cercavano di passare in Francia? E già che ci siamo, detto en passant: siamo messi così male anche qui, da noi, quanto a servizi di sicurezza?

Il file audio di Adel, sfigato assassino di vecchi inermi, è stato diffuso il 19 luglio (l'attacco è del 26) e si intitola «Meglio egira («egira» è l'esilio ndr) o attentato?». Sul punto, il sicario di Allah recriminava ad alta voce nell'etere: «Eh, unirsi a Sham (l'esercito del Califfo al Baghdadi ndr) è dura. Le frontiere sono chiuse. Più facile attaccare qui». E via col grandioso, eroico progetto di prendersela, insieme col suo complice Abdel-Malik Nabil Petitjean, con un parroco ottantenne.

Patrick Calvar, il direttore dei servizi segreti interni francesi (Dgsi) riferendosi alla minaccia terroristica in Europa, ha fatto notare che se un sospetto finisce sotto inchiesta della magistratura (come nel caso di Adel Kermiche) i servizi devono subito interrompere la sorveglianza «per non ledere il diritto della difesa». Uno dei parlamentari presenti all'audizione, Pierre Lellouche, ha ironicamente dichiarato: «In altre parole, ogni buon terrorista chiederà di essere incriminato».

Ciò naturalmente ha favorito l'azione di Adel Kermiche.