«Preparatevi a un altro bagno di sangue»

«Nelle vostre città scorrerà il rosso del sangue», tuona Al Shaabab a tre giorni di distanza dal massacro del campus di Garissa. I jihadisti tornano a minacciare e starebbero pianificando nuovi attentati. «Nessuna precauzione o misura di sicurezza sarà in grado di garantire la vostra salvezza. Ci sarà una guerra lunga e spaventosa», fa sapere Ahmad Umar, uno dei leader dell'organizzazione somala. Si temono attacchi in Kenya, ma anche a Kampala, capitale dell'Uganda, dove secondo Abdirahman Omar Yarisow, consulente delle comunicazioni strategiche dell'intelligence somala, sarebbero entrate nel Paese armi ed esplosivi per colpire due istituti scolastici cattolici della capitale, il Mutundwe e il Ggaba campus, che assieme ospitano qualcosa come 4mila tra studenti, impiegati e corpo docente. L'Uganda rientra nelle mire espansionistiche per la costituzione del califfato dell'Africa nera attraverso il ricongiungimento con Boko Haram.

Nel frattempo il governo di Nairobi ha reso noto di aver arrestato cinque persone sospettate di aver avuto un ruolo attivo nella mattanza di Garissa. Due lavoravano all'interno del campus, uno di questi è un guardiano di origini somale di nome Osman Ali Dagane. L'altro è un tanzaniano, Rashid Charles Mberesero, e avrebbe nascosto nella soffitta dell'università un numero imprecisato di bombe e quattro mitragliatori di fabbricazione russa. Gli altri tre arrestati, come rivelato dal ministro degli Interni Joseph Ole Nkaissery, sono i coordinatori dell'attacco, fermati dalla polizia mentre cercavano di rientrare in Somalia. Avrebbe invece fatto perdere le proprie tracce Mohamed Mohamud Kuno, ex docente dell'università di Garissa, la mente dell'attentato. Su di lui, responsabile anche dell'uccisione del giudice ugandese anti-jihad Joan Kagezi, pende una taglia di 200mila euro. In serata arrestati anche due giovani studenti universitari che attraverso un profilo Facebook annunciavano un attentato all'università di Nairobi. Sulle nuove minacce di Al Shaabab è intervenuto il presidente Uhuru Kenyatta, che ha assicurato in un discorso televisivo che «i terroristi somali non riusciranno a instaurare un califfato islamico nel Paese». Kenyatta ha proclamato inoltre tre giorni di lutto nazionale per le vittime dell'eccidio.

Il Paese è visibilmente sotto shock, ma la notizia di una sopravvissuta al massacro regala un flebile raggio di sole ai kenioti. La storia della studentessa 19enne Cynthia Charotich sta facendo il giro del mondo. É rimasta nascosta per due giorni in un armadio, al buio e senz'acqua, per sfuggire ai miliziani. La ragazza era talmente spaventata da rifiutarsi di uscire dal guardaroba. C'è voluto l'intervento di un suo docente universitario per convincerla ad affidarsi al personale della Croce Rossa. Cynthia continuava a chiedere rassicurazioni, temendo che le forze di sicurezza fossero in realtà uomini di Al Shaabab travestiti. Per dissetarsi la giovane ha confidato di aver bevuto il bagnoschiuma che si trovava nell'armadio.